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Mele: muore suicida gettandosi dal viadotto dell’A26

Genova (Mele). L’imprenditore Fabrizio Collini, titolare della Collini spa, la maggior impresa costruttrice del Trentino, si è ucciso gettandosi nel vuoto di un viadotto sull’autostrada A26 che collega Milano a Genova.

Dai primi rilievi effettuati dalla forze dell’ordine sul luogo emerge come Collini abbia minuziosamente pianificato il suo suicidio: a bordo della sua auto, un’Audi grigia, ha sistemato alcune lettere per i suoi avvocati e per i suoi due figli e un biglietto, scritto a macchina, con i contatti telefonici dei familiari che dovevano essere avvisati della sua morte. Poi si è messo in cammino lungo il viadotto, il più alto dell’A26: 100 metri di vuoto sul comune di Mele, a Genova Voltri.

C’é stato chi l’ha visto volare nel vuoto e ha chiamato la polizia stradale, i vigili del fuoco e il 118. Il volo è stato fatale per Collini che è morto sul colpo. Il suo corpo, recuperato dai vigili del fuoco, é stato composto all’istituto di medicina legale dell’ospedale San Martino.

Finisce così un imprenditore che ha conosciuto i fasti di un’epoca d’oro, quella degli anni Novanta, e i problemi delle inchieste e delle aule di giustizia che hanno accostato il suo nome a reati di tipo economico e sessuale. Collini infatti aveva chiuso con un patteggiamento a due anni e tre mesi di reclusione i suoi conti con la giustizia, aperti dall’inchiesta ‘Giano Bifronte’ della Guardia di finanza di Trento su presunte tangenti in appalti pubblici in Trentino. La sentenza era stata pronunciata il 15 aprile, le accuse nei confronti di Collini erano corruzione e turbativa. L’imprenditore aveva anche definito il risarcimento dei danni: 8 milioni di euro pagati allo stato dalla Collini spa e dallo stesso Fabrizio Collini.

Nei mesi precedenti Collini aveva invece patteggiato un anno e due mesi di reclusione per reati sessuali, contestati collateralmente all’inchiesta sugli appalti pubblici. In questo caso Fabrizio Collini aveva scelto il patteggiamento spiegando di non potere affrontare un processo per ragioni di salute. L’imprenditore lo aveva già fatto nel 2009, quando era stato accusato di tentata violenza sessuale su minore e di tre casi di induzione alla prostituzione. Allo stesso modo le ragioni di salute avevano portato alla scarcerazione di Collini nel dicembre del 2008 e al suo trasferimento in una struttura sanitaria.

Fabrizio Collini ha concluso così la sua esistenza vissuta tra i successi economici e gli abissi della sua sfera privata, l’ha conclusa così, gettandosi in un vuoto vertiginoso e terrificante.