Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Maxi rissa dietro le sbarre di Marassi: marocchino pestato da 10 detenuti

Genova. Ennesima rissa questa mattina all’interno del carcere di Marassi. Protagonisti del pestaggio una decina di detenuti italiani che si sono scagliati contro un marocchino, con alle spalle gia’ alcuni episodi di violenza e particolarmente irascibile. A salvare l’extracomunitario dalla furia degli altri detenuti sono stati gli agenti della polizia penitenziaria prontamente intervenuti.

“Nonostante le botte ricevute e le lesioni riportate il detenuto aggredito ha trovato la forza di tentare di ferite con una lametta il personale che lo stava portando, precauzionalmente, in altra sezione . Per tali ragioni dopo essere stato sottoposto a visita medica il detenuto è ora legato al letto di contenzione”. A Marassi , spiega il Segretario Generale UIL PA Penitenziari Eugenio Sarno, già più volte si sono registrati episodi di violenza e risse tra detenuti di nazionalità diversa.

“Le difficoltà di linguaggio, le diverse culture e religioni, i diversi usi e costumi in un quadro di grave sovrappopolamento delle strutture penitenziarie alimentano le tensioni che sfociano in violenza che per l’esiguità degli organici e la scarsità delle risorse logistiche non possono essere ne prevenute ne gestite ne controllate”.

“I nostri penitenziari sono sempre più terra di nessuno – aggiunge – Praterie di conquista dei violenti e dei boss che impongono regole e codici. D’altro è ben chiara l’impotenza degli agenti penitenziari chiamati a sorvegliare, da soli, centinaia di detenuti. I 208 poliziotti penitenziari aggrediti e feriti dai detenuti, in questo 2010, ne sono la conseguenza”.

“Ma evidentemente – conclude il sindacalista – non bastano i 25mila detenuti in più rispetto alle capacità ricettive, le 6500 unità di polizia penitenziaria vacanti, i 57 suicidi, i circa 1000 tentati suicidi, i 5000 atti di autolesionismo grave, i 15 detenuti evasi, le 13 evasioni sventate (oltre ai già citati 200 agenti feriti) perché la politica ed i politici volgano sguardo e l’ attenzione verso quelle discariche sociali, contenitori del disagio, che sono le nostre prigioni”.