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Il genovese e il nuovo consumatore responsabile

Genova. Il luogo comune sui genovesi è noto e diffuso: i genovesi sono tirchi! E non è difficile per noi orgogliosamente tirchi, sovrapporre l’etichetta “consumatore responsabile” a coloro che stanno chinati per delle ore a guardare gli scaffali, leggendo fino all’ultima etichetta e per poi comprare rigorosamente il prodotto che ha il costo minore. Invece no.

Attraverso l’uso di un sofisticato software e a seguito di una ricerca durata diversi mesi, la società di consulenza Act Value ha tratteggiato un nuovo profilo di consumatore consapevole, che per compiere le proprie scelte si muoverebbe attraverso la rete, per poi andare a scegliere a colpo sicuro la merce dagli scaffali, spesso anch’essi digitali.

Per questa ricerca è stato monitorato un mondo cui questa testata è ovviamente molto legata: blog, forum, siti di news, video on line, siti di Enti e di Associazioni, portali tematici, proprio per approfondire commenti, discussioni, chat e capire quale siano le traiettorie dei consumatori. Una delle risposte più sorprendenti date da questa ricerca è stata quella che sostiene come sulla decisione del consumatore di servirsi di questa o di quella catena della grande distribuzione pesano, e non poco, gli aspetti etici, in qualche caso addirittura più del rapporto prezzo-qualità.

Non ci si aspetti da questo sito una tirata nostalgica sul venditore del negozio sotto casa, che talvolta non ti restituiva il resto adeguato, ma spesso ti diceva “Se non hai i soldi me li porti domani”. Non ci si aspetti da queste righe mugugni sulle file ai supermercati, luoghi comuni sui prodotti che “non sono più quelli di una volta”[newline] . Però, insomma, va bene essere responsabili, ma il prezzo più basso è sempre il prezzo più basso.