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Genova, processo Rasero: la drammatica deposizione dell’amico Hal Maroni

Genova. Questa mattina si è svolta la terza udienza alla corte d’assise presieduta dal magistrato Massimo Cussatti, per il processo nei confronti di Giovanni Antonio Rasero imputato per l’omicidio del piccolo Alessandro, avvenuto nel marzo del 2010, figlio della sua compagna occasionale Katerina Mathas.

I momenti più drammatici e tesi di questa udienza, che ha visto sfilare diversi testimoni chiamati dal pubblico ministero Marco Airoldi, sono avvenuti durante la deposizione di Haller Maroni, amico dell’imputato.

L’uomo, durante la più lunga deposizione della mattinata, ha dovuto rispondere nell’ordine alle domande del pubblico ministero, dei difensori di Rasero e infine a quelle poste anche dalla corte. Diversi i temi toccati durante il dibattimento: naturalmente la natura dei rapporti tra Maroni e Rasero, poi quella tra lo stesso amico e Katerina Mathas, la situazione finanziaria di Rasero, il possibile utilizzo di stupefacenti da parte dell’imputato e infine, l’ambito che più ha creato tensione in aula, il rapporto tra Rasero e il piccolo Alessandro.

Haller Maroni ha condotto tutta la prima parte di deposizione con voce roca, sollecitato con fermezza dal giudice affinché potesse parlare con più chiarezza. A quel punto la voce del testimone è stata più chiara anche per tutti coloro posizionati in fondo all’aula, compresi i suoi amici, che nervosi hanno seguito il dibattimento. Nelle rare pause del botta risposta, Haller Maroni alzava il suo sguardo in direzione degli amici, quasi a cercare conferme. Quasi a cercare maggiore fermezza e sicurezza. Considerata la natura dei rapporti tra Rasero e Maroni, la loro amicizia e la riconoscenza che lo stesso Maroni ha più volte confermato nei confronti dell’imputato, la deposizione è stata davvero drammatica.

Il massimo livello di tensione si è avuto quando Maroni ha raccontato di una notte passata in casa di Rasero, quando, assieme a Katerina Mathas e al piccolo Alessandro, ha raggiunto l’imputato nella sua casa. Nei giorni precedenti Maroni aveva utilizzato un macchina a disposizione di Katerina, ma che lei aveva a sua volta ricevuto in prestito. Maroni ha avuto un incidente con quella Smart presa in prestito, e quella sera era andato con Katerina ad assicurare il proprietario che avrebbe ripagato i danni. Ritornati nella casa di Rasero, dopo qualche ora e una cena frugale, la coppia e il bambino si sono messi a dormire. Il piccolo però era agitato e non riusciva ad addormentarsi, Maroni allora lo ha preso in braccio cercando, invano, di farlo addormentare.

A quel punto ci ha provato lo stesso Rasero: “Lo ha portato in bagno – ha raccontato Maroni – ho sentito dei colpi, sono entrato in bagno, e ho visto che il bambino era completamente nudo e Antonio (Rasero n.d.r.) gli aveva bagnato la testa e i capelli, pettinandolo con una strana cresta”. Secondo Maroni il bambino a quel punto aveva sì smesso di piangere ma sembrava anche impaurito, a quel punto non ha potuto far altro che urlargli: “Ma che cazzo stai facendo? Che cazzo ridi?”.

Prima del racconto di questo aneddoto, Maroni ha confermato che Rasero abbia fatto uso di sostanze stupefacenti e, su insistente richiesta del pubblico ministero ripresa poi dalla corte, ha suggerito la possibilità che Rasero potesse avere contratto dei debiti che doveva restituire.

Mentre il quadro accusatorio si stava facendo più che intricato per l’imputato, gli avvocati della difesa hanno provato a inficiare l’attendibilità del test. Hanno fatto così riferimento a un recente ricovero cui Maroni ha ricorso a Villa Scassi a Sampiardarena. Alla richiesta di spiegazioni, il testimone ha risposto: “Sono fatti miei”. Il giudice lo ha ripreso, ritenendo però ammissibile che il testimone non rispondesse a quella domanda. A quel punto l’avvocato ha lanciato la sua stoccata:”A noi risulta che lei recentemente è stato ricoverato per tentato suicidio”.

Il dramma si somma al dramma.