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Ferraris, da catastrophic alla Nazionale: storia di un manto foto

Genova (Marassi). “Catastrophic”, così lo avevano descritto l’ultima volta i severi giudici. Ma stasera, con l’ultimo sopralluogo, il manto dello stadio Luigi Ferraris risorgerà promosso a pieni voti, anche dagli agronomi del Coni e dell’Uefa.

Pronto per il match di martedì Italia- Serbia, il terreno di gioco di Marassi è un nuovo mix di erbe resistenti e stelo lungo 4 cm. Archiviata la lunga parentesi delle zolle che volavano per aria, in quello che più che un campo da gioco sembrava un campo di patate, l’ingegnere Adriano Anselmi curatore del progetto, ha dichiarato: “E’ ripristinata la ‘schiena d’asino’, l’erba è perfetta, il drenaggio anche”. Ci sono voluti 120 mila euro circa, ma i giocatori, da Criscito a Pazzini, ora possono stare tranquilli, nessuna scusa per prossime deviazioni di gambe e di palloni.

Era il 1911 quando Genova inaugurò il suo stadio comunale: il Luigi Ferraris è oggi uno dei più antichi impianti nella storia del calcio nostrano. Rimpiazzando il preesistente campo di gioco della Società Ginnastica Andrea Doria datata 1865, dal soprannome che gli fu affidato, ‘la Cajenna’, ai giorni nostri, la storia del Ferraris è costellata di leggende e ipotetici guai.
Ma l’assessore comunale allo sport Stefano Anzalone, ha rassicurato: “Il manto erboso verrà tenuto in costante manutenzione anche nei prossimi mesi”.