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Chiavari, multimedialità nella nuova biblioteca del carcere

Chiavari. Cinque postazioni di computer, modernissime attrezzature video con un grande schermo per le proiezioni, e tanti scaffali di volumi per leggere, studiare e confrontarsi. E’la nuova biblioteca multimediale, allestita con il sostegno della Fondazione Carige e costantemente rifornita di libri dal Bibliobus della Provincia, ente che finanzia anche una borsa-lavoro per la gestione della biblioteca, affidata a una persona reclusa.

La nuovam biblioteca è stata inaugurata nella Casa Circondariale di Chiavari alla presenza del direttore dell’istituto penitenziario Paola Penco, del vescovo monsignor Alberto Tanasini, dell’assessore provinciale alle Carceri Milò Bertolotto, con i rappresentanti di molti enti e istituzioni, i docenti dell’istituto Caboto e della scuola media di Lavagna.

Al rinnovo delle opere murarie dei locali, molto luminosi e con un allestimento moderno e funzionale, ha lavorato un gruppo di detenuti di Chiavari, ha ricordato Paola Penco che ha definito la nuova biblioteca: “Un luogo di pace e cultura, particolarmente prezioso e importante all’interno delle mura di un carcere”.

Monsignor Tanasini, durante la benedizione, ha detto: “Questa biblioteca apre in modo moderno una via d’incontro nella concordia e in nome della conoscenza attraverso i libri, che anche il Signore ha scelto per condurre gli uomini alla scoperta della verità e che custodiscono la cultura e le opere del pensiero umano e quando sono al servizio del bene rivelano il
senso della vita”.

Per Milò Bertolotto: “Qui si realizza un’altra azione molto importante per le persone recluse, con l’impegno della direzione
della casa circondariale, della polizia penitenziaria e il fondamentale contributo della Fondazione Carige. La Provincia è da anni molto vicina alle iniziative all’interno delle carceri del territorio e sostiene con convinzione anche il progetto per la biblioteca nella convinzione che la lettura, la conoscenza e la cultura siano fondamentali anche in carcere, per offrire alle persone recluse un modo di crescere e di trovare riflessione e pace, soprattutto interiore, per iniziare a intravedere e costruire nuove prospettive di futur