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Carlo Felice, mercoledì convocati i sindacati; gli autonomi domani in piazza

Genova. Continua l’agitazione intorno al Carlo Felice. Mercoledì mattina, alle 9, i sindacati sono convocati dai vertici del Teatro per discutere sull’applicazione dei contratti di solidarietà ai dipendenti, soluzione prospettata venerdì scorso a Roma.

“Il Teatro – ha dichiarato Renzo Fossati, direttore di staff – si può salvare, ma ci vuole un impegno comune. Stiamo cercando sostegni al di fuori e abbiamo trovato interlocutori, ma nessuno si muove se non riusciamo a varare un piano di rientro forte, capace di far risparmiare una cifra considerevole”. Le soluzioni sono due: o i contratti di solidarietà o dar via alla liquidazione dell’Ente. I sindacati procedono differenziati. Gli autonomi non sono d’accordo con la soluzione degli ammortizzatori sociali, mentre da Cgil e Cisl fanno sapere: “Mercoledì – ha detto Francesco Baldini, rappresentante Cgil del teatro – ci verrà prospettata l’ipotesi dei contratti di solidarietà, un passo che ufficialmente non è stato ancora fatto. A quel punto se arriveremo a una ipotesi di accordo, come abbiamo sostenuto anche in passato, andremo ad un referendum tra i lavoratori”.

Domani però i sindacati autonomi ribadiranno la loro posizione nel corso di un coordinamento delle Segreterie provinciali Fials-Cisal, con una manifestazione che alle 14 partirà da Piazza De Ferrari. “Una manifestazione unitaria dei lavoratori del Teatro Carlo Felice di Genova, aperta a tutti i cittadini e a tutti i lavoratori di ogni settore, categoria, appartenenza sindacale, che vorranno unire la loro voce a quella dei dipendenti della Fondazione, a difesa dell’occupazione e del patrimonio culturale della città e della Regione” dicono gli autonomi.

La Cgil invece non parteciperà: “La gravità della situazione del Teatro Carlo Felice ci ha fatto accettare il posticipo della convocazione anticipata verbalmente dalla Fondazione per martedì 12 ottobre, solo alla luce di un Coordinamento nazionale di un’organizzazione firmataria di contratto. Ma riteniamo inopportuna, in questo momento, una manifestazione dei lavoratori senza aver fatto appieno il nostro dovere, ovvero partecipare e chiedere con forza una trattativa sindacale ponendo in discussione tutte le soluzioni possibili per scongiurare la liquidazione coatta.
Non vorremmo che dietro alla firma di “Lavoratori del Teatro Carlo Felice“ si nascondessero altre identità”.