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Carlo Felice, audizione sindacati: malumori tra le file dell’opposizione

Genova. Audizione dei sindacati, oggi, a Palazzo Tursi, per discutere delle nuove prospettive del Carlo Felice alla luce del siglato accordo della settimana scorsa e il conseguente, ma non scontato, sì dei lavoratori, chiamati sabato a votare.

In Aula Rossa stanno prendendo la parola i rappresentanti Cisl e Cgil e i consiglieri comunali dell’apposita commissione. Grande assente: la Fials-Cisal, cha ha già minacciato battaglia, subito dopo la firma. I sindacati autonomi, infatti, si sono sempre dichiarati contrari all’accordo e in particolar modo all’utilizzo dei contratti di solidarietà. Assenti anche i delegati Uil, una delle tre principali sigle sindacali firmatarie.
“Tutti hanno contribuito per trovare un accordo, e non è stato certo facile- ha dichiarato il delegato Cisl, Francesco Grillo- I lavoratori, non dimentichiamolo, ci rimettono il 20%. Ma ora la città deve dirci su quali basi assestarci e tutti insieme dobbiamo stabilire una cifra per l’organizzazione e l’organico: arrivati a questo punto anche i politici devono dire quanto vale il Carlo Felice. L’accordo concluso non sarà il migliore del mondo, ma va comunque realizzato”.

La delicata situazione dell’ente lirico è ora al vaglio della politica cittadina. Diverse le voci nel dibattito oggi in commissione, con posizioni non sempre scontate. A seconda degli schieramenti, prevalgono commenti positivi o negativi, anche se un certo scetticismo, soprattutto nelle file dell’opposizione, sembra serpeggiare.
A proposito dell’assenza della Fisal-Cisal, la consigliera comunale Angela Burlando (Sel) ha commentato: “Sarebbe opportuno che tutti i sindacati, anche gli autonomi, contribuissero al rilancio del teatro. Dobbiamo lavorare tutti insieme, ma per far questo è necessario trovare un terreno comune su cui approfondire una serena discussione”.

Il vicepresidente del consiglio comunale, Alberto Gagliardi (Pdl), invece, è di ben altro avviso: “La responsabilità della situazine del Carlo felice è bipartisan, questo teatro non è la Fiat, non da utili, solo uscite. In poche parole: se guadagna 3 e costa 30, i restanti soldi chi li aggiunge? Di fronte alla responsabilità di tutti, sarebbe meglio che il Teatro chiudesse”. E Arcadio Nacini, (Prc) chiosa: “La pezza si è messa, ma ora come andiamo avanti?”. Remo Viazzi (Pdl) ancora più categorico: “Brancoliamo nel buio, come si porta avanti il teatro? Non è colpa del Governo, il ministro Bondi ha predisposto i fondi destinati alla lirica”.