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Caparezza

Caparezza al Goa Boa 2018

21/07/18

EVENTO A PAGAMENTO
: - Inizio ore 21:00

Da novembre a febbraio Caparezza ha registrato 20 “sold out” nei palazzetti, ha percorso più di 9.000 km sul furgone da Nord a Sud dello stivale, ha venduto più di 125.000 biglietti nell’ambito del tour del suo ultimo album “Prisoner 709” (disco d’oro). Mancava una data genovese sinora, eccola: 21 luglio 2018, al Festival Goa Boa, nell’arena del mare del Porto Antico.

I biglietti saranno in vendita su Ticketone a partire dalle 10 di martedì 13 marzo e costano 25 euro più diritti di prevendita.

Prisoner 709 è un album sulla prigionia dell’artista, che spiega: “Il ruolo centrale di questo disco è lo zero che ha la forma del disco stesso e che rappresenta la scelta tra una parola di 7 lettere e una di 9 (Es: Michele o Caparezza). Ogni traccia di questo disco ha un suo 709 (“libertà o prigionia”, “aprirsi o chiudersi”, “compact o streaming”). L’album è un percorso di autoanalisi che parte da una situazione di disagio (rappresentata senza mezzi termini nel brano d’apertura “Prosopagnosia”) ed arriva alla sua accettazione (nella traccia finale “Prosopagno sia!”). I brani sono 16 (la somma di 7 e 9) e ciascuno di essi rappresenta un capitolo del carcere mentale (“il reato”, “la pena”, “l’ora d’aria”, “la lettera”, ecc..) da cui tento di evadere. La stessa copertina di questo mio disco numero 7 (o numero 9 se contiamo i due demo non pubblicati) mi vede ingabbiato all’interno di una struttura da cui potrei evidentemente evadere se solo lo volessi. La scelta del bianco e nero, in contrapposizione all’esplosione di colori della copertina di “Museica”, è dovuta al bipolarismo del progetto ed è perfetta per raccontare come ho visto il mondo in questo anno e mezzo di composizione. Sono un artista libero o sono prigioniero di questo ruolo? Sono felice o solo soddisfatto? Fare dischi era nel mio destino o è stato solo un grosso equivoco? Sono tante le domande esistenziali che mi sono posto mentre scrivevo questo disco, mentre cercavo di superare lo shock dell’acufene che mi ha colpito nel 2015, mentre cercavo di reinterpretare i tarocchi che avevo davanti”.

Perché Prisoner? “Durante le mie letture mi sono imbattuto in quello che viene chiamato “Esperimento della prigione di Stanford” a cura dello psicologo Philip Zimbardo. L’esperimento consisteva nel far recitare il ruolo di guardie e di prigionieri ad alcuni studenti universitari per due settimane. Fu interrotto dopo appena sei giorni perché nessuno riusciva più a sganciarsi dal ruolo assegnato. Le guardie divennero estremamente violente e i detenuti, annichiliti, finirono con l’accettare passivamente qualsiasi vessazione. Il prigioniero 819 tentò con uno sciopero della fame di sabotare l’esperimento e chiese di vedere un dottore abbandonandosi ad una crisi isterica. È pensando a quel prigioniero che è nato il titolo Prisoner 709”.

 

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