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Madame Bovary

Madame Bovary al Cargo, un classico sempreverde

24/11/16

EVENTO A PAGAMENTO
: Teatro del Ponente Piazza Bernardo Giovanni Odicini, Genova, GE, Italia - Inizio ore 21.30-16.30

Attenzione l'evento è già trascorso

Genova. La Stagione 2016/2017 di Teatro Cargo prosegue il 2 e 3 dicembre alle ore 21 e il 4 dicembre alle ore 16,30 (il 6 la mattina per le scuole), nella sala di piazza Odicini a Voltri, con lo spettacolo “Madame Bovary”, tratto dal capolavoro di Gustave Flaubert, adattato e diretto da Laura Sicignano. Si tratta di una nuova produzione di Cargo, realizzata insieme a Il Contato/Teatro Giacosa di Ivrea in collaborazione con lo Stabile di Genova e il Teatro della Tosse, che ha debuttato l’inverno scorso a Ivrea e non è mai stata presentata a Genova. Nel ruolo di Emma c’è Sara Cianfriglia, che recita insieme a Roberto Serpi, Aldo Ottobrino e Alessandro Marini. Le scene sono di Laura Benzi e i costumi di Maria Grazia Bisio, quindi lo staff delle fondatrici di Cargo, ognuna ormai orientata anche verso una carriera autonoma. Il biglietto è disponibile a 16 euro (intero) e 14 euro (ridotto).

Madame Bovary è il romanzo dell’infelicità. Ma anche l’opera prima di uno sconosciuto che raggiunge di colpo una celebrità straordinaria. Gustave Flaubert (1821-1880) pubblica la storia a puntate sulla «Revue de Paris» nel 1856 e poi in volume nel 1857. Lo spettacolo celebra il 160° anniversario della sua comparsa sulla scena letteraria prima nazionale e poi internazionale. La protagonista della storia è Emma Bovary, una donna bruciata da sogni irrealizzabili. Emma sposa Charles, un ufficiale sanitario che vive in Normandia, e inizia con lui una vita semplice, banale, nella provincia francese. Non c’è neanche un briciolo dell’eleganza da lei sognata fantasticando sulle letture sentimentali e romantiche che tanto l’avevano appassionata. Per sfuggire a un’atmosfera sempre più soffocante, Emma si lascia corteggiare da Léon e andando in cerca della felicità, inizia invece il suo inarrestabile declino. L’adulterio è costruito su un castello di bugie che crolla su se stesso e travolge tutti.

Quasi 160 anni dopo, Emma Bovary è uno dei personaggi più citati da psicologi, sociologi, medici e “bovarismo” è diventato un termine d’uso corrente che incarna una categoria dello spirito, cioè l’insoddisfazione spirituale, la tendenza psicologica a costruirsi una personalità fittizia, a sostenere un ruolo non corrispondente alla propria condizione sociale. Del romanzo di Flaubert quel che resta attuale e conturbante non è più, dunque, lo scandalo del tradimento, ma la fame insaziabile di Emma per qualcosa che non c’è. Proprio come tante di donne di oggi è ingenua e illusa, sedotta dal mito del grande amore, insoddisfatta della vita, incapace di vivere la realtà.

«Lo spettacolo – dice Laura Sicignano, che ha firmato l’adattamento – vuole dimostrare come un classico possa parlare al presente: indifferente all’amore semplice e goffo del marito, Emma Bovary cerca l’assoluto, ma non riesce a dare concretezza ai suoi sogni, inciampa in uomini insulsi o crudeli che prima irretisce con il suo fascino, poi allontana e disgusta con la sua ossessione. La poesia a cui Emma anela non è di questo mondo. Non sa comprendere le piccole gioie della quotidianità. Rincorre un ideale estremo come un cupio dissolvi. Emma resta un personaggio universale in cui molti possono ancora identificarsi, per la sua acuta sensibilità, per il suo desiderio d’amore, per la fragilità che la conduce a cadere nei tranelli della vita. Soffrire ogni giorno di qualcosa che manca, attendere quel che non arriverà mai sono malattie sottili, ma micidiali. Emma finisce per distruggersi nel suo languore e distruggere chi, come il marito, non ha saputo capirla, ma l’ha comunque amata con una natura mediocre e ingenua».

 

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