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Porto, il settembre nero del post Morandi: ricavi giù del 20% e meno 5 mila giornate di lavoro per portuali

I dati del dopo crollo sono vertiginosi

Genova. Arriva il conto, ed è salato. E siamo solo all’inizio, forse. Il settembre più nero della storia economica moderna del capoluogo ligure si chiude con pesanti bilanci per la portualità.

Container navi porto genova

Il porto di Genova, primo (per quanto?) insieme a quello di Gioia Tauro a livello nazionale, e dodicesimo a livello europeo, chiude con una flessione dei ricavi compresa tra il 20 e il 25%. Che significa un contrazione del valore aggiunto prodotto di circa 700 milioni su base annua.

A portare questi dati Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale, ieri audito alla Camera dei Deputati: una flessione che con la riapertura delle linee ferroviarie merci verso nord potrebbe migliorare, ma l’emergenza rimane. “Chiediamo 50 milioni all’anno – ha detto Signorini – per tamponare la situazione”.

Emergenza che tocca anche il lavoro portuale che ha registrato una flessione delle chiamate di circa 5000 giornate lavorative per i Camalli: si parla di circa il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2017, che tradotto sono circa 5 giornate di lavoro in meno per ogni lavoratore, con conseguente riduzione salariale.