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La scuola superiore? Certifica il discrimine tra le famiglie benestanti e tutti gli altri

La ricerca del centro studi di Genova che osa: nessun ascensore sociale per chi viene da ceti meno abbienti

Genova. La scuola come ascensore sociale non funziona, piuttosto certifica il discrimine tra chi viene da famiglie benestanti e tutti gli altri. A dirlo, dati alla mano, una ricerca del Centro Studi Genova che osa sulla base dei dati del rapporto Scuola in Chiaro, analizzando un campione rappresentativo di studenti di secondo grado pari a circa 1 su 2.

Chi prende 6 – dice in pratica la ricerca . finisce o viene spedito ai tecnici, che sono in prevalenza le scuole di ragazze e ragazzi con un background familiare basso e medio-basso, e chi va ai tecnici ha più probabilità di trasferirsi, subire bocciature, abbandonare, maturarsi con il minimo sindacale di 60.
Circa la strada da scegliere la ‘responsabilità’ sta in capo soprattutto ai professori delle media: l’indicazione da parte dei docenti delle medie della tipologia di scuola da frequentare l’anno seguente. “Spesso questo consiglio si trasforma nella certificazione di uno status, sicché incide fortemente sul percorso dell’alunno, quasi segnandone il destino a 13 o 14 anni” scrivono i ricercatori di Genova. “In questo senso, la scuola in Italia (e anche a Genova, non è un mistero) non funge – come invece dovrebbe, stando anzitutto ai propositi costituzionali repubblicani, ma anche ai canoni di una società come quella occidentale in cui siamo inseriti, forse non completamente – da ascensore sociale. L’ascensore, è risaputo, sale e scende. Infatti, nel caso di famiglie più benestanti, è difficile che i figli frequentino scuole diverse dal liceo (non solo: si potrebbe costruire un discorso su quale liceo essi frequentano, a ulteriore www.genovacheosa.org www.genovacheosa.org/centrostudi conferma di una società conservatrice in questo senso), pur avendo risultati non eccellenti alle scuole medie”.

Per quanto riguarda i bocciati osservando i dati dei licei, si nota l’effetto della “selezione all’ingresso”. Il numero di bocciati è infatti più elevato il primo anno (oltre il 4%, con picchi del 10 all’artistico Klee, ma anche bassi come lo 0,6 del Doria). Inoltre, il 3,4% dei liceali cambia scuola in prima, dato che diminuisce ogni anno fino all’1,9% della quinta. Dal secondo anno, i non ammessi sono la metà dell’anno precedente. Addirittura, negli ultimi due anni i bocciati si attestano mediamente intorno all’1% degli iscritti, in particolare Doria e Colombo non bocciano nessuno in quarta superiore, così come il Lanfranconi ha un tasso dello 0% di bocciature in quinta. In generale, le bocciature nei licei di Genova sono inferiori rispetto ai corrispondenti dati regionale e nazionale.
Su questi dati, la differenza con professionali e tecnici è ancor più marcata. Nei primi, i bocciati al termine della prima sono tra il 20 e il 29% degli studenti. Fuori scala è il Casaregis, con il 48% dei primini non ammessi al secondo anno. Anche qui, negli anni successivi il tasso di bocciature diminuisce, ma non come nei licei.

La dispersione scolastica nei licei è praticamente zero rispetto a tecnici e professionali. Il dossier studia anche le scuole come ambiente, rispetto all’edilizia il 10% delle scuole non ha alcun accorgimento relativo alle barriere architettoniche. La ricerca, che verrà presentata oggi alle 17.30 in piazza Don Gallo, è scaricabile a questo link