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Italia-Ucraina, altro che “Genova nel cuore”. L’amichevole al Ferraris mette a nudo la mancanza di cultura sportiva

Più insulti per gli avversari che cori per gli Azzurri, il pubblico - neppure troppo numeroso - ha deluso

Genova. All’ingresso in campo dei giocatori dell’Ucraina per il riscaldamento, dai Distinti dello stadio Luigi Ferraris si alza un “buuuu”. Arriva dai ragazzini delle scuole calcio che hanno riempito il settore in occasione dell’amichevole tra Italia e la Nazionale allenata da Andrij Shevchenko.

Il capoluogo ligure non è mai stato una piazza particolarmente calda nei confronti degli Azzurri, ma il comportamento del pubblico durante questa amichevole organizzata per avere “Genova nel cuore”, ha sorpreso.

Se si esclude il momento del 43° minuto, in cui i giocatori si sono fermati per ricordare le vittime del Ponte Morandi, con lo stadio che si è sciolto in un applauso, per tutta la partita sono stati più i cori di scherno nei confronti degli ospiti più che di incitamento per la Nazionale. Eppure ci sarebbero state le premesse per una serata di sport senza la solita tensione che si vive durante il campionato o quando la partita “vale” qualcosa.

Non sarà sfuggito ai più attenti il coro sistematico, che termina con una parolaccia, a ogni rinvio del portiere ucraino, una prassi che è diffusa allo Juventus Stadium e che a Genova non usa neanche durante le partite di Genoa e Sampdoria. Tra un “chi non salta ucraino è”, la partita è scivolata via senza il calore del classico “Italia-Italia” cantato da tutto lo stadio, ormai sostituito dal “po po po po po po pooo” di berliniana memoria.

Irripetibili alcuni insulti – per fortuna declamati da non troppa gente – alle poche decine di tifosi ucraini presenti nel settore ospiti, che invece cantavano solo per la propria Nazionale.

Il pubblico nella Nord, solo per fare un esempio, si è scaldato solo per mostrare il proprio disappunto a Enrico Preziosi, invocando l’ormai ex allenatore Davide Ballardini, e per i fischi a Ciro Immobile, quando è entrato in campo. Tanti comunque i vuoti nelle gradinate. Chi era nella Nord al piano di sopra, è stato fatto scendere di sotto per presunti “motivi di sicurezza”, più probabile per questioni televisive e mostrare uno stadio “pieno” a favore di riprese.

Nella Sud tante felpe blucerchiate e neanche la soddisfazione di vedere uno dei propri beniamini in campo, sfogandosi un po’ in stile derby quando Criscito è entrato al 42′ della ripresa.

L’età media del pubblico era molto bassa, non solo nei Distinti e questo, forse, alla luce di quanto è successo, dovrebbe preoccupare ancora di più.