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Demolizione e ricostruzione del Morandi, difficile l'”esproprio” dei monconi. E Toti avverte: “Servono 500 milioni”

La stessa cifra che Autostrade avrebbe messo a disposizione e che esponenti del governo avevano definito "elemosina". Ma se lo Stato dovesse anticipare i soldi la Corte dei Conti potrebbe aver qualcosa da dire

Genova. Solo per le imprese, tra danni e giro d’affari diminuito, si conta una perdita per 300 milioni. Ed è solo una parte del conto. Il presidente della Regione Liguria e commissario per l’emergenza del ponte Morandi Giovanni Toti avverte: “A questi danni si aggiungono quelli dei cittadini che avranno le loro case inagibili per un lunghissimo periodo di tempo o, molto più probabilmente, che le vedranno abbattute, le necessità del porto”.

Ieri in audizione in Commissione alla Camera il sindaco Marco Bucci ha parlato di una necessità di 120-140 milioni in più rispetto a quanto già stanziato, oltre ai risarcimenti per gli sfollati. Domani mattina alle 9.30 toccherà a Toti. “Chiederemo più soldi sulla gestione dell’emergenza, più soldi sulla gestione dei danni alle imprese e la certezza che gli sfollati possano avere indennizzi importanti e veloci come prevedere la legge regionale del Pris che questo decreto in qualche modo supera- conferma Toti- chiederemo che il ponte venga ricostruito in tempi brevissimi e chiederemo ulteriori deroghe per assumere più personale. L’ampia gamma delle richieste c’è, sul decreto si sta lavorando: il giudizio definitivo lo daremo quando le Camere lo avranno convertito”. Secondo quanto risulta all’agenzia Dire, le stime della Regione per le necessità complessive della città supererebbero i 500 milioni.

Un budget che andrebbe messo quanto prima a disposizione del commissario per la ricostruzione, il sindaco Marco Bucci. E una cifra che ricalca quella che, informalmente, era stata offerta da Autostrade e che il governo aveva definito “elemosina”.

A complicare il quadro, il rischio un possibile danno erariale. Se è vero, infatti, che Autostrade sarebbe tenuta a rimborsare i danni diretti, lo stesso non potrebbe dirsi per gli eventuali interessi, o comunque per i costi di attualizzazione del prestito, che potrebbero maturare se il governo chiedesse ad esempio l’aiuto della Bei, la banca europea degli investimenti.

“Esproprio” del ponte. Inoltre, come sottolineato dallo stesso sindaco Marco Bucci ieri in commissione alla Camera, c’è anche la necessità da parte degli enti pubblici di rientrare in possesso dei tronconi del ponte Morandi, attualmente in concessione ad Aspi, per poter procedere con i lavori di demolizione e ricostruzione nonché da fare i conti con le future possibili problematiche per il collegamento del nuovo viadotto all’interno della tratta autostradale ancora in concessione ad Aspi.

“È una procedura su cui mantengo tutti i miei personali dubbi- ribadisce il governatore Toti- e che il governo ha voluto intraprendere al contrario di quanto normalmente avviene in tutto il mondo, e anche in Italia, ovvero che quando una società produce un danno alle comunità o alle infrastrutture che gestisce, la prima cosa che si chiede è un risarcimento del danno in forma specifica, cioè di utilizzare il proprio denaro e di fungere anche da stazione appaltante per tutto ciò che serve a rimettere in sicurezza il territorio”.

Il procedimento standard, ricorda Toti, “non pregiudica i processi civili e penali né un eventuale ragionamento politico sulla gestione delle concessioni nel nostro paese, con l’eventuale nazionalizzazione su cui comunque resto contrario”.