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Piazza Alimonda, Cecilia Strada: “Più attuali che mai le ragioni per cui scendemmo in piazza” foto

Kovac (Arci) su richieste rimozione cippo a Giuliani: "Deve restare a memoria di ciò che di gravissimo accadde"

Genova. “A diciassette anni dal G8 di Genova ha ancora più senso essere qui perché le ragioni per cui siamo scesi in piazza allora, per cui qualcuno si è preso le botte, qualcun altro le torture e chi come Carlo una pallottola in testa, sono ancora drammaticamente attuali”. C’è anche l’ex presidente di Emergency Cecilia Strada in piazza Alimonda nel diciassettesimo anniversario dalla morte di Carlo Giuliani.

“E’ necessario parlare delle disuguaglianze crescenti, dei cambiamenti climatici, delle guerre, delle violenze e delle persecuzioni che spingono le persone a scappare dalle loro case – aggiunge la figlia di Gino Strada – e forse c’è bisogno di farlo più che diciassette anni fa perché a Genova abbiamo perso una grandissima occasione che era parlare dei contenuti, ma la risposta militare che ha sporcato di sangue le idee di chi era in piazza non ha fermato il bisogno di parlare di queste cose”.

Circa duecentocinquanta le persone che ancora una volta i sono strette attorno alla famiglia di Carlo Giuliani. Nell’aiuola centrale della piazza, a pochi metri da dove Carlo Giuliani fu ucciso dal proiettile sparato dal carabiniere ausiliario Mario Placanica, c’è un cippo che da anni è al centro di polemiche politiche, Anche quest’anno un sindacato di polizia e i consiglieri comunali della Lega sono intervenuti chiedendone la rimozione.

Piazza Alimonda, 20 luglio 2018

“I cippi servono per ricordare ed essere memoria della nostra storia – replica il presidente di Arci Genova Stefano Kovac che nel 2001 fu tra gli animatori del movimento no global – quello che è successo diciassette anni fa a Genova è una cosa molto grave che non può essere dimenticata. Il cippo è il segno di quello che è successo e di quello che Amnesty International ha definito la piu grande violazione dei diritti umani sistematica avvenuta nell’Europa occidentale nel dopoguerra. Per questo deve restare, per la memoria di chi verrà dopo di noi”.