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Il mistero del tour operator scomparso 18 anni fa: suicida, ucciso dagli amici oppure ancora vivo?

Massimo Mattoni scomparso da Genova nel 2000, i resti di un uomo ritrovati nel 2003 a Borgio Verezzi ma nessuno ha mai estratto il dna

Genova. Si è ucciso perché depresso, è stato ucciso da quelli che si spacciavano per suoi amici oppure è ancora vivo Massimo Mattoni, il tour operator scomparso 18 anni fa a Genova? Saranno le nuove indagini delegate dal sostituto procuratore Fabrizio Givri ai carabinieri del nucleo investigativo di Genova dopo che il gip Alessia Solombrino ha respinto la richiesta di archiviazione del pm Pier Carlo Di Gennaro a tentare di fornire una risposta a quello che è a tutti gli effetti un cold case.

Tre anni dopo la scomparsa di Mattoni, nel febbraio del 2003 un senzatetto trovò alcuni resti umani in un bosco: accanto la scheda di un telefono, biglietti con numeri telefonici, vestiti e medicine che li collegherebbero all’ex tour operator. Si pensò a un suicidio visti i tentativi che l’uomo aveva già fatto in passato.

Ma nessuno allora pensò di estrarre il dna dai resti per accertare l’identità delle ossa. A Savona venne aperto un fascicolo sul ritrovamento dal procuratore capo Vincenzo Scolastico, ma il caso venne archiviato in fretta come suicidio. Nel frattempo a Genova era stato aperto un fascicolo per circonvenzione di incapace contro la coppia di amici del tour operator che secondo il fratello di Mattoni avrebbero convinto l’uomo, che aveva avuto un esaurimento nervoso dopo la fine di una relazione, a vendere alcune proprietà di famiglia e a versare i soldi, circa 600 milioni, in un conto cifrato a Montecarlo su cui avevano la procura.

Quando Scolastico arrivò a Genova come procuratore aggiunto decise di riaprire l’inchiesta affidandola al pm Di Gennaro e indagando i due amici per l’omicidio. La tesi di Di Gennaro, che aveva chiesto l’archiviazione per i due, sarebbe un’altra: Mattoni non sarebbe morto ma vivrebbe probabilmente all’estero con una nuova identità e il ritrovamento nel bosco sarebbe stato una messinscena orchestrata dal 40enne insieme agli amici affinché lui potesse sfuggire ai debitori.

Per il fratello invece Massimo Mattoni è stato ucciso durante una sosta a Borgio Verezzi sulla strada di Montecarlo dove si stava recando per prelevare dei soldi accompagnato proprio dai presunti amici. Ma secondo il fratello Fabio il conto che loro gli avevano fatto aprire cointendoselo lo avevano già svuotato. Per questo lungo il viaggio avrebbero progettato e attuato l’omicidio.: “Mio fratello, alcune settimane prima di scomparire era stato ricoverato per un tentativo di suicidio – ha spiegato il fratello – ma era secondo me una istigazione. Nel frattempo gli era stato svuotato il conto. Quando venne dimesse volle andare a Montecarlo a recuperare i soldi, forse accompagnato dai due amici. A quel punto ritrovai i suoi resti tre anni dopo”.

Secondo l’avvocato degli amici, Mario Scopesi invece, “i due non c’entrano nulla. Anzi, non avevano alcun interesse a ucciderlo, visto che già condividevano i depositi”.

Oltre alla riesumazione delle ossa, che si trovano nel cimitero di Staglieno, il pm ha disposto anche una rogatoria internazionale a Montecarlo. Anche i due indagati saranno ascoltati dal pm, ma i tempi dell’indagine saranno certamente lunghi visto che ancora non si sa quando i resti saranno riesumati e lo stesso Ris di Parma probabilmente – oberato di lavoro e trattandosi di un caso archiviato come suicidio molti anni fa – ci metterà mesi per fornire i risultati. Fra l’altro sia Mattoni sia l’amico indagato erano entrambi ex militari dell’arma.