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Il mal di pancia per la “saggia” ex Pd e il dna liberale: ecco perché Elisa Serafini ha sbattuto la porta della giunta comunale

Oggi incontro tra Bucci e Toti ma avvisano: non si discuterà del primo caso di crisi nella squadra di governo del sindaco

Genova. “In qualunque contesto, per qualunque scelta, io agirò sempre secondo coscienza”. Suona più pesante, quella che poteva sembrare una frase da “Smemo” per Elisa Serafini, l’assessore della giunta Bucci che ieri ha annunciato – ma non ancora presentato ufficialmente – le proprie dimissioni. Quelle parole accompagnano una foto profilo sui social network, strumento di lavoro e comunicazione per l’assessore alla Cultura e Marketing territoriale che, per prima, ha fatto traballare la solidità della squadra di governo del sindaco di Genova.

Oggi è prevista una riunione tra Bucci e il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Il governatore, più volte indicato come una sorta di ala protettiva e sponsor convinto di Elisa Serafini, ha definito l’episodio “sconcertante”. I due amministratori hanno escluso che all’ordine del giorno dell’incontro – fissato da tempo – ci sarà il caso Serafini. Ma non parlarne, in questo momento, equivale a parlarne. Come dire: non è più un nostro problema. Serafini è fuori. Nell’attesa di sviluppi ulteriori o di clamorosi, poco probabili, dietrofront, si fanno intanto più chiare le ragioni dell’addio.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata una discussione, ieri in giunta, sull’imposto rapporto di collaborazione tra la Serafini e Manuela Arata, ex presidente del Festival della Scienza, tra i ”saggi” vicino al sindaco nonostante la provenienza da un’area di centrosinistra. La giovane assessora non avrebbe visto di buon occhio l’eventualità di lavorare fianco a fianco con Arata ad alcuni progetti.

Di lì uno scambio di battute accesissimo – qualche altro assessore l’ha definito una vera e propria “tempesta” – che però non sarebbe che l’ultimo passaggio di un malumore esistente forse già dai tempi della campagna elettorale. Serafini, liberale ed europeista, non è andata d’accordo in altre occasioni, con parte della giunta, soprattutto quella leghista e quella cattolica.

Supporto ideale al gay pride, presa di distanze dalle manifestazioni vicine all’ultradestra, partecipazione a manifestazioni pro Europa, contrarietà a quella che è stata definita la delibera anti-kebab, in nome soprattutto delle regole internazionali sulla concorrenza. Negli ultimi 12 mesi Serafini è stata vista come un elemento di disturbo da parte della politica di cui avrebbe dovuto essere alleata.