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“Non sono stata abbastanza flessibile”, l’ex assessore Elisa Serafini spiega perché lascia la giunta

Ieri lo scossone nella squadra di governo del sindaco Bucci. "Quello che ho fatto, lo rifarei cento volte". Nell'immediato futuro il progetto di un incubatore per la pubblica amministrazione

Genova. Qualcuno potrebbe dire che, arrivata con Facebook, con Facebook se ne va: l’ormai ex assessore alla Cultura del Comune di Genova Elisa Serafini questa mattina ha affidato al più famoso dei social network, quello che l’aveva lanciata anche attraverso il personaggio fittizio della Ludo, la spiegazione della sua decisione di presentare le dimissioni.

Nel messaggio Serafini non entra nel merito specifico delle questioni che sono state ipotizzate per il suo addio – dagli scontri con la Lega, alla difesa dei diritti civili, agli screzi con sindaco e altri esponenti di giunta – ma parla di valori e concetti come “coerenza”, “coscienza” e “verità”.

“Ho passato queste ore a stabilire cosa dire: tutto, niente, qualcosa – l’incipit del lungo messaggio – Ma se penso ai valori che ogni amministratore pubblico dovrebbe rispettare, non posso che fare un’unica scelta, che è quella di dire la verità, qualsiasi siano le conseguenze. La frase che ho ripetuto più spesso in questo ultimo mese è “agirò secondo coscienza, e secondo coerenza”.

Poco più di un anno fa, ho avuto la fortuna di poter partecipare a un grande progetto per la mia città, insieme a una squadra che ha scelto di sostenere un sogno condiviso.

Serafini non rinnega questi 12 mesi di lavoro, anzi, rivendica il raggiungimento di successi. “Chi ha seguito la mia attività politica e amministrativa lo sa: spesso ho infranto veti, calpestato interessi speciali, ed è vero, ho fatto arrabbiare qualcuno, ma ho provato sempre a perseguire l’interesse generale, che poi, se ci pensiamo, è l’unico che conta. Ho sempre pensato che l’innovazione fosse un processo che miete vittime e sancisce vincitori: è la distruzione creativa che spaventa chi desidera un mondo sempre uguale, sempre “suo”. Un mondo che io, ho provato – da sempre – a contrastare”.

Serafini dice di aver interpretato il proprio ruolo come quello di un “commissario” e di avere condotto “battaglie di coscienza politica, le cui cicatrici sono oggi indelebili su questa lettera”. Ammette di non avere capito che “per mantenere determinati ruoli, bisogna dimostrarsi flessibili. Accettare e affrontare alcune dinamiche che fanno parte delle regole del gioco”.

L’ex assessore ringrazia, nel suo messaggio, il sindaco Bucci per la fiducia. “Fino a quest’ultimo giorno – precisa – e voglio chiedere scusa se, qualche volta, con le mie decisioni e posizioni “autonome”, posso aver creato dei problemi”.

Il suo futuro? Serafini dice di volere fare un passo di lato, ma che l’impegno politico non finisce. Al di là di future altre poltrone cita il proprio progetto: la realizzazione di un incubatore di politiche pubbliche, un centro studi che possa aiutare gli amministratori di tutta Italia, a realizzare soluzioni efficaci sui territori. “Quello sarà, da domani, il mio unico progetto pubblico. Per il resto, io mi fermo qui. Tornerò a essere un politico “di passione”, e non di professione, come scriveva Max Weber”.