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Consip sospende convenzione con gruppo Qui, il Pd chiede tavolo per i lavoratori

E Confesercenti chiede anche tutele perché a pagare la crisi non siano i commercianti

Genova. Forte preoccupazione per i lavoratori del gruppo genovese “Qui”, è per gli esercenti, dopo che la Consip ha deciso per la risoluzione della convenzione in Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia e nel Lazio. Il Pd, in un comunicato, esprime forte preoccupazione per il futuro dei lavoratori impiegati nell’azienda. “La Società, con sede a Genova, ha messo in atto diverse iniziative per contrastare questa crisi. Chiediamo l’attivazione di un tavolo istituzionale – prosegue la nota – che coinvolga Regione, Comune, rappresentanti dell’azienda e dei lavoratori”.

A spiegare la situazione, dal punto di vista dei commercianti Paolo Barbieri, vicedirettore di Confesercenti Genova che, in una nota, chiede: “Agli attori in campo fare il massimo sforzo perché non finisca penalizzato, come troppo spesso accade, l’ultimo anello della catena ovvero gli esercenti che somministrano il pasto e che lavorano anticipando servizio e costi annessi”.

Dallo scorso anno i buoni pasto Qui! sono diventati un problema, ricorda l’associazione di categoria, con la società con sede a Genova, che presentava i primi grossi problemi a saldare regolarmente gli esercenti che accettavano i ticket e in molti avevano iniziato a rifiutarli. A gennaio di quest’anno la Consip aveva richiamato la società Qui! “al pieno rispetto degli obblighi contrattuali”, e per quanto fosse stato assicurato il ripristino del servizio entro fine febbraio così non è stato.

“Al di là della situazione critica contingente, da anni denunciamo che il settore buoni pasto non rappresenta più un’opportunità di sviluppo per il settore dei pubblici esercizi ma è diventato un problema con cui confrontarsi. Per questo motivo – conclude Barbieri – chiediamo che da parte della politica, vista la situazione creatasi, vi sia la presa di coscienza della necessità di una completa rivisitazione del sistema, anche perché è ormai anti economico per le attività lavorare con le percentuali di sconto che vediamo oggi sul mercato”.