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Omicidio Molassana, pene per 40 anni complessivi a Guido Morso e al padre Vincenzo

Davide Di Maria era stato ucciso nel settembre 2016 con una coltellata all'addome al culmine di una rissa in un'abitazione. Nelle condanne pesano anche possesso di armi e ricettazione

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Genova. La Corte di assise di Genova ha condannato con rito abbreviato Guido Morso a 17 anni e il padre Vincenzo Morso a 15 anni e 8 mesi per aver volontariamente ucciso il 27 enne Davide Di Maria in un appartamento di Molassana nel pomeriggio del 17 settembre 2016. Il sostituto procuratore Alberto Landolfi aveva chiesto per i due Morso 19 anni ciascuno. Alle pene per l’omicidio si sommano però quelle per la ricettazione e il possesso di armi: 4 anni e 5 mesi la condanna per Guido, 4 per Vincenzo Morso. Quindi complessivamente per il figlio si arriva a 21 anni e 5 mesi di carcere, 19 anni e 8 mesi per il padre.

Per l’accusa i due Morso erano arrivati quel pomeriggio nell’abitazione di N’Diaye per uccidere. Sapevono chiaramente – aveva detto il pm nella requisitoria – che quell’invito chiarificatore era una trappola ed erano arrivati preparati. Di più: “Con il colpo in canna” aveva ricordato il magistrato. Appena arrivati nel piccolo appartamento, ancora sulla soglia, Vincenzo Morso avrebbe immediatamente sparato un colpo. Il proiettile, ritenuto in un primo tempo responsabile della morte di Di Maria, si andrà a conficcare in un mobile.

Al colpo era seguito un parapiglia dove Marco D’Diaye, anche lui armato, aveva cercato di disarmare Vincenzo Morso la cui arma si era inceppata e venne quindi usata come corpo contundente. Nella ressa si era inserito Guido Morso che secondo l’accusa (suffragata dalle dichiarazioni di Christian Beron che rimane sempre ai lati della rissa) aveva un coltello con cui era riuscito a colpire più volte alle cosce N’dyaie probabilmente per liberare il padre. A quel punto Di Maria si era inserito forse per separare i contendenti ricevendo in cambio – probabilmente casualmente-  un’unica coltellata mortale all’addome.

Il 27 enne morirà pochi minuti dopo nel cortile dell’appartamento. Il movente dell’omicidio è stato un debito di droga e soprattutto il ‘piano’ di N’Diaye insieme a Di Maria e Beron di andare a intaccare il territorio dei Morso. “Genova è nostra” urlava N’Diaye il giorno prima in un garage di Marassi dopo aver prestato un ragazzo che si era rifiutato di comprare da loro una partita di fumo.

Per lo spaccio di droga e il possesso dell’arma la corte d’assise ha condannato Marco N’Diaye, già in carcere proprio per la rapina-aggressione del giorno prima, a 7 anni e 8 mesi di reclusione.

Stralciata la posizione di Cristian Beron, accusato solo di spaccio di sostanze stupefacenti che sarà processato con rito ordinario che è stato invece rinviato a giudizio.

“Le sentenze non si commentano, si impugnano” ha detto all’uscita l’avvocato Riccardo Lamonaca, che difende Guido Morso.