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“Tu eri così a 11 settimane”, il manifesto anti-aborto compare sui muri di Genova

Scatta immediata la polemica sulla affissione gigante di corso Buenos Aires. Attacco di Pd e Camera del Lavoro

Genova. “E ora sei qui perchè la tua mamma non ti ha abortito”. Con questa frase si chiude il messaggio del mega manifesto comparso in queste ore sui muri di Genova, pià precisamente in corso Buenos Aires, nei pressi della chiesa di Santa Zita.

A “firmarlo” la onlus ProVita, recentemente al centro della polemica per lo stesso manifesto appeso a Roma, e poi fatti rimuovere dalla civica amministrazione. La stessa associazione, secondo un’inchiesta del Corriere della Sera, avrebbe potenziali legami con Forza Nuova, a partire dal portavoce, Alessandro Fiore, figlio maggiore di Roberto Fiore, leader della formazione di estrema destra.

Ma a far discutere è il contenuto del messaggio: al centro la foto di un feto, con alcune frecce che riportano alcuni dati medici, riferendosi al termine temporale considerato utile per abortire, secondo la legge italiana. “Tu eri così a 11 settimane – si legge – tutti i tuoi organi erano presenti e già ti succhiavi il pollice”.

manifesto pro vita anti aborto santa zita

“Consideriamo inopportuno e lesivo della sensibilità delle donne e di ognuno di noi il maxi manifesto contro l’aborto affisso in corso Buenos Aires e firmato dall’associazione Pro-Vita – si legge in un comunicato del Partito Democratico – Chiediamo che sul caso di Genova intervengano il Garante dell’ infanzia, perché questa pubblicità è lesiva nei confronti dei bambini, e il Difensore civico, considerato che immagine e messaggio scelti costituiscono, a nostro giudizio, un attacco alle donne in un ambito personale che richiede invece sensibilità e delicatezza”.

Anche i sindacati sollevano la protesta: “Le istituzioni e il Comune di Genova dovrebbero subito intervenire rimuovendo quel cartello – scrive la Camera del Lavoro Metropolitana di Genova – In altri paesi europei, come la Francia, fare pressioni per convincere le donne a non abortire è un reato. Pensiamo che sia arrivato il momento che anche in Italia lo diventi”.

E la citata Forza Nuova, infatti, prende posizione. A difesa del manifesto: “Alla rabbiosa reazione della Cgil che ne vorrebbe la rimozione e che porta ad esempio la Francia, dove è reato cercare di dissuadere una donna dall’abortire, rispondiamo con gli esempi di Polonia e Ungheria dove esiste una forte identità cristiana e nazionale che ha condotto a una legislazione in difesa ella vita. Prendiamo esempio da chi non accetta sudditanze alle lobbies abortiste e antipopolari di Bruxelles e invitiamo la CGIL a preoccuparsi della difesa dei diritti delle madri piuttosto che a rimuovere un manifesto. Forza Nuova una proposta di legge sul reddito alle madri l’ha già fatta”.

E a stretto giro anche la Lega, con la presidente della commissione Pari opportunità in Comune Francesca Corso che si “contro-indigna” con Pd e Cgil: “Non capisco dove stia l’offesa nell’affiggere un manifesto che oltretutto non dichiara nulla di falso, preso atto dell’evidente messaggio di invito alla riflessione prima di compiere un gesto estremo come quello dell’aborto”. Anche Corso, forse prendendo spunto da Forza Nuova, cita le differenze tra Francia e Ungheria, e conclude: “Il messaggio deve essere ben chiaro: interrompere una gravidanza, significa interrompere una vita. E questo, a mio avviso, non è mai qualcosa di trascurabile”.