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Il San Sebastiano del Maragliano in trasferta a New York

Sarà fra le 120 opere che al Metropolitan-Met Breuer di New York narreranno il viaggio, dal 1330 ai giorni nostri, del rapporto fra arte scultorea e resa del corpo umano

Genova. Resterà in trasferta sino al 22 luglio il San Sebastiano di Anton Maria Maragliano, raffinato artista del legno del barocco genovese, fra le 120 opere che al Metropolitan-Met Breuer di New York narreranno il viaggio, dal 1330 ai giorni nostri, del rapporto fra arte scultorea e resa del corpo umano. La statua è stata sottoposta a un restauro preventivo prima di essere accuratamente imballata in tre doppie casse museali climatizzate.

San sebastiano,

La mostra “Like life-sculpture, color and the body (1300-now)” che passa dall’idealizzazione al realismo attraverso ogni tipologia stilistica e di materiali illustrato con opere di artisti come Donatello, Canova, Rodin, El Greco, Degas, Fontana, Koons, Hanson.

Ci sarà – come detto – anche la statua del San Sebastiano, che ha lasciato la Confraternita dei Bianchi a Rapallo (Genova) dove è conservata e per la quale era stata commissionata nel 1700, per attraversare l’Oceano e partecipare al racconto corale che illustra il rapporto fra idealizzazione e realismo, fra originale e copia, fra vita e arte.

Il San Sebastiano è una statua policroma eseguita dal Maragliano quando l’artista aveva 25 anni dopo essere stata commissionata il 31 maggio 1700 dall’oratorio, attivo dal 1267, per 400 lire genovesi.

La soprintendenza della Liguria e la Confraternita hanno colto al balzo l’occasione dell’interesse mostrato dal Met, che si è accollato tutte le spese della trasferta, circa 40.000 euro. Alessandra Cabella, responsabile tutela storico-artistica del Levante genovese della soprintendenza, evidenzia: “Questa attenzione e determinazione nel voler un nostro bene culturale a ogni costo in mostra oltreoceano non può non fare riflettere sulla necessità di coscienza e consapevolezza in situ del nostro patrimonio culturale, immenso tesoro identitario delle comunità sul territorio, spesso troppe volte ignorato dagli stessi abitanti e amministratori”.

La statua, che rimarrà esposta a New York fino al 22 luglio, si unirà ad altre opere simili, ma anche a sculture vestite, cere, calchi manichini anatomici automi e simulacri corredati da veri elementi umani come denti e capelli. Un lungo percorso per tentare di dare una risposta alla domanda che attraversa tutta l’arte: “Quanto esattamente la scultura dovrebbe assomigliare al corpo umano?”.