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Da Genova e Milano per “calpestare il confine”. L’escursione collettiva sul “Sentiero della Morte” a Ventimiglia

Alpinisti genovesi e milanesi organizzano una "gita" aperta per sensibilizzare e far conoscere la tragica condizione delle "persone in viaggio"

Genova. Diverse decine di persone sono attese questo fine settimana a Ventimiglia per la manifestazione “Calpestiamo il Confine”: una escursione collettiva sul “Sentiero della Morte” che collega l’Italia con la Francia, attraversato da sempre dai migranti, talvolta con tragici epiloghi.

L’iniziativa, organizzata dal Collettivo Alpino Zapatista di Genova e dall’Associazione Proletari Escursionisti di Milano, sta ricevendo adesioni da parte di decine di persone, provenienti da tutto il nord d’Italia.

“I sentieri tra Ventimiglia e Mentone sono vie semplici, bastano un paio di scarponcini da trekking e un po’ di attenzione per percorrerli – si legge nella locandina virtuale dell’evento – Sono posti bellissimi dove il mare tocca la montagna e si apre su vedute infinite. Qui da tempo i/le migranti provano a passare. Lo fanno spesso al buio, senza conoscere il terreno, senza le scarpe adatte. La polizia francese presidia e pattuglia, blocca gli sbocchi di queste vie. Lo fa solo con chi non ha la pelle bianca. Cerca, caccia, arresta, respinge, anche i/le minorenni”.

Il sentiero è conosciuto, già da prima dell’emergenza di questi mesi, con l’evocativo epiteto di “Sentiero della Morte”: il tracciato corre, infatti, a pochi metri dalle scarpate che si alzano per decine di metri su mare e scogli; sono molte le persone che cadendo, soprattutto con il buio, hanno perso la vita durante l’attraversata. “Nell’ultimo anno 13 migranti hanno perso la vita per attraversare questo confine, alcuni di loro proprio su questo sentiero”.

Alla radice di questa iniziativa un profondo amore per la montagna, che nell’area geografica di Ventimiglia è “solcata” da una linea di frontiera: “Questo confine, come altri, rappresenta una contraddizione enorme dentro la comunità Europea: permeabile ai bianchi ed alle merci ed assolutamente chiuso e respingente, spesso in maniera violenta, per le persone non bianche – ricordano gli alpinisti genovesi – Questa concezione delle Alpi come barriera riemerge ciclicamente nella storia e per noi, che viviamo la montagna come spazio di incontro e di libertà è una concezione odiosa, pericolosa ed errata. Pensiamo che ognuna\o abbia diritto a muoversi come meglio crede”.

La camminata di domenica non è la prima “gita” del genere: gli attivisti recentemente hanno percorso anche le vie in alta quota tra Bardonecchia e la Francia, in Val di Susa, dove recentemente è arrivata l’emergenza migranti: “La situazione in valle è per certi versi simile a quella che sta vivendo Ventimiglia anche se c’è una determinante differenza: i valichi sono più in alto, c’è la neve e questo rende le cose più difficili e pericolose”. Sono decine, infatti, i migranti che questo inverno hanno tentato la “via dei ghiacci” per raggiungere la Francia, sfidando la sorte.

“Quando siamo saliti per la prima volta sul “sentiero della morte” abbiamo vissuto una sensazione strana, molto profonda: resti di giacigli, scatolette di cibo, le scritte sui muri dei ruderi usati come bivacco aspettando la notte, spazzatura, una borsa proprio sul confine con un accendino, qualche sigaretta ed un messaggio – raccontano gli alpinisti – Si respira un’aria strana sui sentieri: proveremo anche ad operare una raccolta dei materiali smarriti o abbandonati lungo il sentiero, in modo da radunarli in una mostra che possa nei prossimi mesi raccontare, anche a valle, quello che succede alle persone lassù”.

L’appuntamento per chi volesse partecipare è a Ventimiglia alle 10.30 nel parcheggio di via Tenda davanti alla chiesa delle Gianchette (S. Antonio), con vestiti adeguati per il clima invernale e le calzature idonee per un sentiero di montagna, oltre che al pranzo al sacco. Maggiori informazioni sulla pagina facebook dell’evento.

“Ci piacerebbe che tanta gente vivesse quell’esperienza, provare ad aprire gli occhi sul fatto che tra due cimiteri per migranti come il Mediterraneo e le Alpi c’è l’Italia”.