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Centro storico, 23 arrestati per spaccio, quasi tutti richiedenti asilo: documentate cessioni a minorenni

Il procuratore Cozzi: "Serve un intervento istituzioni affinché questi giovani non finiscano nella rete della criminalità"

Genova. Provengono tutti dall’Africa subsahariana e sono quasi tutti richiedenti asilo i 23 giovani arrestati nell’ambito dell’operazione Labirinto condotta dalla quarta sezione della squadra mobile di Genova insieme al commissariato centro.

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I 23 arrestati che hanno un’età compresa tra i 19 e i 31 anni, sono considerati spacciatori abituali nella zona del quadrilatero del centro storico tra via San Luca e la Maddalena. E soprattutto, spiegano gli investigatori in una conferenza stampa convocata dal procuratore Franco Cozzi insieme al dirigente della squadra mobile Marco Calì, il dirigente del commissariato centro Agostino Gallo e il capo della sezione criminalità diffusa della squadra mobile Bevilacqua, spacciano spesso ai minorenni.

In due mesi di indagini con l’ausilio anche di telecamere mobili, gli investigatori hanno scoperto i diversi ruoli dalla vedetta al corriere, dal depositario al pusher, e soprattutto “il fatto che lo spaccio avveniva spesso nei confronti d minorenni oppure vicino a luoghi di ritrovo per i giovani” spiega Cozzi. Per arrivare agli arresti si è scelto uno strumento giuridico introdotto nel 2006 ma mai utilizzato, quello dell’arresto differito che consente alla polizia giudiziaria, con l’assenso del pm, di ritardare l’esecuzione di arresti in flagranza quando si rende necessario per finalità probatorie.

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“In questo modo siamo andati al di là del singolo spaccio, che essendo di modiche quantità non consente la misura della custodia cautelare in carcere” spiegano gli investigatori. Ora gli arresti dovranno essere convalidati, ma se verrà dimostrato che sono aggravati dalla cessione a minorenni o dai luoghi in cui avveniva lo spaccio potrebbero consentire la custodia cautelare in carcere.

L’indagine che è partita dall’analisi del territorio degli uomini del commissariato centro che hanno scoperto che improvvisamente da quella zona del centro storico erano spariti marocchini e tunisini, sostituiti da giovani senegalesi e gambiani soprattutto. Tra le particolarità gli imboschi tra le fessure dei muri e nei portoni ma soprattutto tra la spazzatura degli ecopunti: i locali Amiu diventavano spesso veri e propri uffici dove avvenivano gli scambi.

“Occorre ridare vivibilità al centro storico – ribadisce Cozzi – noi siamo intervenuti per la parte che ci riguarda ma senza dubbio c’è un problema sociale. le istituzioni devono intervenire perché questi giovani richiedenti asilo vengano attivati nella rete dello spaccio. E’ normale che stanno tutto il giorno a non fare nulla e senza soldi possano finire nelle maglie della criminalità”.