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Just an illusion, la mostra che non c’è. L’istallazioni che si possono vedere solo con lo smartphone

Abbiamo "visitato" la mostra che non c'è. O meglio, che c'è ma sono nella realtà aumentata

Genova. Abbiamo “visitato” la mostra che non c’è. O meglio, che c’è ma solo nella realtà aumentata. Una prima genovese dalle incredibili potenzialità visitabile in tre piazze del centro cittadino, Matteotti, San Lorenzo e Negri.

Bruco, il degrado del fratello minore

Il progetto fa parte di ETHEREA: “Si scrive a Genova un capitolo della Storia dell’Arte a partire dalla Storia dell’Intelligenza dei Media – scrive Viana Conti, curatrice del progetto – Il titolo stesso della rassegna che annuncia la Digitalità dell’Universo estetico-creativo a cui si fa riferimento e la Centralità Multimediale del Messaggio che gli artisti presenti hanno formalizzato in opera, chiama in causa i profeti ineludibili di questa ricerca internazionale: Marshall McLuhan e Derrick de Kerckhove”

Uno dei nodi di riflessione della rassegna, è quello del confronto tra l’idea di collettività, elaborata da Levy, e quella di connettività, elaborata da de Kerckhove, da cui scaturirebbe una terza dimensione collettivo/connettiva costituita da un’interconnessione dei frammenti della rete tale da produrre inesplorati artefatti cognitivi. Quanto si riscontra nelle opere in mostra di sette artisti internazionali, paradigmatici relativamente alla problematica di partenza, risponde alle condizioni di connettività, come accesso allargato a informazione e conoscenza, di ipertestualità, come accesso simultaneo a livelli transcategoriali di comunicazione, di interattività, come possibilità di intervenire su un portato epistemico già codificato.
Questa mostra, vista nel suo insieme, si trasforma in un dispiegato scenario di schermi accesi, di video animazioni su monitor o in proiezione che, osservati, non mancano di interconnettersi con la sensibilità emotiva, intellettiva, cognitiva, dello spettatore, in cui ha messo in moto curiosità, domande, riflessioni, risposte. Come in un anello di Moebius, il paesaggio esterno degli schermi entra in quello subliminale dell’osservatore che, a sua volta, proietta all’esterno, tramite le sue reazioni, il suo paesaggio interiore.