Genova24 - Genova: notizie in tempo reale. Cronaca, Sampdoria, Genoa, Politica, Economia, Sport ...

Zanshin Tech, è nata a Genova la disciplina che forma giovani samurai contro il cyberbullismo

Vera e propria arte marziale impostata sui concetti di rispetto e difesa: la tastiera è il nuovo tatami. Si è parlato del progetto durante un convegno alla biblioteca De Amicis

Genova. Una delle risposte al cyberbullismo – minaccia tutta contemporanea – arriva da una tradizione antichissima. Quella delle arti marziali orientali. E nasce proprio a Genova uno dei primissimi esempi in Italia di autodifesa digitale: lo Zanshin Tech.

Bruco, il degrado del fratello minore

Lo Zanshin Tech è la prima arte marziale digitale mai creata: fonde gli insegnamenti tradizionali delle arti marziali orientali (non violenza, rispetto dell’altro, serena concentrazione, disciplina) con conoscenze tecnologiche tratte dal mondo della cyber security. Adatto a tutti (dagli 11 anni in su, adulti compresi, esistono corsi anche per loro) insegna a stare sicuri in rete e a difendersi da fenomeni come cyberbullismo, adescamento e altre aggressioni digitali.

La parola Zanshin indica la mente focalizzata del maestro di arti marziali nei confronti del pericolo, indica la possibilità di difendersi in maniera risolutoria dal nemico senza fare del male. Questo concetto è applicato al mondo digitale, al mondo hacker. Attenzione: nei Dojo, le palestre Zanshin Tech (a Genova sono tre, due a San Fruttuoso e una alla sala Cap di via Albertazzi), non viene insegnato nulla di illegale: piuttosto, restando nell’ambito della legalità, attraverso la tecnologia, si possono mettere in atto delle strategia di autodifesa che rendono i ragazzi e le ragazze dei samurai digitali.

Lo Zanshin tech è un’arte marziale a tutti gli effetti. Al posto delle cinture ci sono dei bracciali colorati che rappresentano i vari livelli. E ci sono delle regole da seguire. “La prima è non fare del male – spiega Claudio Canavese, presidente di Zanshin Tech Aps – Un esempio? Scopriamo a chi appartiene il numero di telefono dell’anonimo che ci perseguita, bene, non saremo mai stalker nei confronti di quella persona, la aiuteremo semmai a evitare di compiere un errore”. La seconda regola è quella del rispetto, per se stessi e per i propri aggressori. La terza è il Dojo – la palestra di arti marziali – il luogo dove raccontare le proprie ansie senza essere giudicati. E via così attraverso valori riferiti all’autodisciplina e il gioco di squadra.
Nella filosofia dello Zanshin non ci sono vittime, ci sono bersagli: “Vittima è chi si arrende all’aggressore”.

Il progetto Zanshin Tech – Le palestre digitali contro il cyberbullismo, finanziato attraverso la fondazione San Paolo, e realizzato con Arci, è stato presentato stamani, insieme ad altri, a un convegno sul cyberbullismo che si è svolto alla Biblioteca De Amicis, al Porto Antico. Insieme a Claudio Canavese, c’era Silvia Perfigli, giovane maestro di Zanshin Tech.

In un anno, 22 ragazzi tra gli 11 e i 16/17 anni sono stati formati nei Dojo genovesi. “Abbiamo organizzato per il futuro anche incontri per adulti – spiega Canavese – e con i nonni, che spesso sono coloro che ascoltano i ragazzini”.

Come funziona. Dal sito ufficiale di Zanshintech.it: Lo Zanshin Tech è un percorso lungo, svolto in genere un’ora e mezza a settimana in un luogo dotato delle attrezzature necessarie per questa pratica (computer, tavoli, sedie). Attraverso l’analisi di casi reali e la loro dissezione nelle singole tecniche di attacco utilizzate dall’aggressore, gli allievi imparano a riconoscere i meccanismi interni del cyberbullismo, dell’adescamento e di molte altre aggressioni digitali come le truffe online o il cyberstalking, sempre rispettando le Regole del Dojo, la prima delle quali è “Non usare ciò che si impara per fare del male”. Cyberbullismo infatti vuol dire poco o niente: esistono tecniche specifiche, sempre uguali, che vengono usate per aggredire una persona. Studiando assieme queste tecniche e le loro “contromosse” è possibile fermare un’aggressione sul nascere ed impedire che diventi un problema. La pratica dello Zanshin Tech prevede inoltre molti approfondimenti sulle tecnologie sia hardware (computer, cellulari, tablet, ecc) sia software (programmi da utilizzare per tutelarsi, funzionamento dei singoli social network, ecc) in modo da saper usare le tecnologie prima e meglio di chi può farci del male. Nei livelli successivi al primo lo Zanshin Tech diventa Peer Education: gli allievi imparano ad insegnare ai più giovani e a collaborare coi maestri più grandi, responsabilizzandosi ed imparando da un lato a prendersi cura dei più piccoli, dall’altro a insegnare ai grandi le tecnologie che potrebbero non conoscere.