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Trasporto e lavoro, la richiesta dei pendolari: “Doppi locomotori per i treni diretti a Milano “

In vista della chiusura temporanea della Succursale, l'associazione mette le mani avanti chiedendo misure preventive

Genova. In vista dell’utilizzo temporaneo della linea dei Giovi per i convogli diretti a Milano, l’associazione “Genova-Milano Newsletter” di Assoutenti lancia l’appello per evitare di dover vivere giorni di inferno per chi deve andare a lavorare a Milano.

L’allarme arriva da fatto che “I locomotori si guastano già in Succursale” e dal dal 29 luglio al 13 agosto dovranno affrontare la linea dei Giovi poichè la cosiddetta “Succursale dei Giovi”, che passa da Fegino, sarà chiusa per consentire lo svolgimento dei lavori propedeutici al terzo valico e per il consolidamento della galleria Borlasca.: una linea del 1853, che ha dei tratti che presentano una pendenza record del 36 per mille.

“RFI ha stimato in pochi minuti gli allungamenti dei tempi di percorrenza di RV, IC e Thello, una previsione che definire ottimistica è un eufemismo – sottolineano dalla associazione – Noi nutriamo serissimi dubbi che gli IC, che da 2 mesi stanno offrendo prestazioni inqualificabili, possano reggere, in direzione nord, per due settimane con tale instradamento a fronte dei problemi manifestati dai locomotori”.

La richiesta dei pendolari, quindi, è quella di evitare due settimane di passione. Per farlo la proposta è che “tutti gli IC e i Thello pari (direzione Genova > Milano) dovranno avere 2 locomotori in trazione simmetrica. Uno davanti a trainare, uno dietro a spingere”.

Inoltre “Verificate le prestazioni dei treni dal 29 al 31 luglio e a fronte di prestazioni insostenibili per gli abbonati che si devono recare al lavoro a Milano, chiediamo siano approntati 4 bus Busitalia Fast riservati. 2 in partenza da Genova Brignole alle 6.30 con fermata a Genova PP alle 6.45, A7 e arrivo a Milano Famagosta alle 8.30, 2 in partenza da Genova Principe alle 7.15, A7 e arrivo a Milano Famagosta alle 9.00”.

Insomma, la richiesta è quella di avere la possibilità di andare a lavorare, in “maniera degna e sicura”.