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Dopo quella trovata per caso a Voltri, un’altra Caretta Caretta nuota libera nel mar ligure fotogallery

E' la tartaruga chiamata "Mirella", presa in carico - perché ferita - alcuni giorni fa dai veterinari dell'Acquario di Genova

Genova. Vi abbiamo raccontato (in questo articolo) del ritrovamento fortuito di una tartaruga di grosse dimensioni, la notte scorsa, sulla spiaggia di Voltri. Bene, proprio questa mattina, invece, è tornata in mare Mirella, esemplare di Caretta caretta, che era stata ospedalizzata lo scorso 29 maggio presso l’Acquario di Genova e curata nel mese passato presso la struttura genovese.

Il rilascio è avvenuto intorno alle ore 11.30 al largo del monte di Portofino nell’Area Marina Protetta alla presenza dello staff dell’Acquario di Genova, del personale della Capitaneria di Porto nella persona del Comandante Pettorino e di circa 120 persone che hanno potuto vivere l’emozione di assistere a questo momento.

L’escursione di rilascio, in linea con la mission dell’Acquario di Genova, ha l’obiettivo di sensibilizzare ed educare il pubblico alla conservazione, alla gestione e all’uso responsabile degli ambienti acquatici attraverso la conoscenza e l’approfondimento delle specie animali e dei loro habitat. Grazie alla partecipazione del pubblico, il ricavato dell’iniziativa verrà devoluto alla Fondazione Acquario di Genova Onlus per i progetti di salvaguardia e conservazione di tartarughe e testuggini, tra cui il progetto della tartaruga palustre endemica della Liguria Emys orbicularis ingauna e l’attività di pronto soccorso Caretta caretta.

Il rilascio è avvenuto grazie alla collaborazione della Capitaneria di Porto, che ha messo a disposizione del personale dell’Acquario di Genova due motovedette. Prima della partenza il pubblico ha avuto la possibilità di vedere da vicino l’esemplare e conoscerne la storia. Una volta imbarcati i passeggeri, il battello è arrivata a circa un miglio da Punta Chiappa in mare aperto dove è avvenuto il rilascio. Ad accompagnare il pubblico per spiegare la biologia di questi animali e quali sono i pericoli che li minacciano, a bordo del battello era presente la dott.ssa Claudia Gili, Direttore Scientifico dell’Acquario di Genova.

Mirella è stata ritrovata da un diportista nelle acque antistanti San Fruttuoso di Camogli nel tardo pomeriggio del 29 maggio scorso con un amo da palamito conficcato in bocca. Recuperata dalla Capitaneria di Porto, la tartaruga è stata trasferita in serata all’Acquario di Genova.
Qui, lo staff medico veterinario ha rimosso chirurgicamente l’amo e ha svolto tutti i controlli di routine: esami del sangue, tamponi e radiografie per verificare l’eventuale presenza di altri corpi metallici all’interno. Dai risultati sono emersi alcuni valori del sangue non in linea che hanno comportato la somministrazione di una terapia antibiotica.
Lunga 52 centimetri, larga 48, 21 kg di peso, Mirella nuota in una vasca curatoriale non visibile al pubblico dove riceverà quotidianamente le cure dello staff dell’Acquario fino al giorno del rilascio.

Prima di tornare in mare, Mirella, come tutti gli esemplari di Caretta caretta, è stata marcata – applicando alla pinna natatoria sinistra una targhetta in dotazione all’Acquario di Genova nell’ambito del Coordinamento Nazionale Tartarughe Marine del Centro Studi Cetacei – e le verrà messo un microchip.
Il sistema di marcatura permette, qualora l’animale venga riavvistato, di acquisire dati preziosi sulla biologia e sul comportamento di questa specie (tasso di crescita, direttrici migratorie nel Mediterraneo e transoceaniche, ecc.).

Mirella è uno tra gli esemplari di tartaruga marina che durante la stagione estiva sono rinvenuti in difficoltà e trasportati all’Acquario. Non tutte, purtroppo, sono storie a lieti fine. Diverse sono le cause del ricovero, tra le principali: interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali); ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili; impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove), a volte letali; patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria); sversamenti o presenza di petrolio