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Droga, i “millennials” vincono la paura per l’Aids e torna il mito del “buco”

I fantasmi del passato ritornano nel nostro presente. Adolescenti sempre più esposti ai "trend" delle sostanze

Genova. Provate a immaginare un mondo senza Aids, dove la droga si lega indissolubilmente a figure mitiche del rock, come Jimi Hendrix, Janis Joplin o Sid Vicious che, grazie all’uso di sostanze stupefacenti avevano sviluppato una fortissima creatività. E ora pensate ai “millennials”, ai giovani nati intorno all’anno 2000, che della tragedia dell’Hiv non hanno praticamente mai sentito parlare, che non hanno visto i loro amici svanire, da un giorno all’altro, magari per causa di un overdose e che hanno sviluppato il “mito del buco” come quello di un ritorno al passato, alle sensazioni degli anni 70 e 80, della generazione “trainspotting”.

Il problema è che, in questo caso, non si tratta di fantasia ma della drammatica realtà, dimostrata anche dal fatto che, sempre più spesso si trovano, per strada, siringhe abbandonate e si vedono persone, anche giovani, con i segni evidenti del buco. Le cause sono molte, a partire, infatti, dall’abbassamento vertiginoso dei prezzi, dovuto anche alla vendita di “micro dosi” a bassissimo costo, per arrivare alla caduta delle paure che, per almeno una decina di anni avevano tenuto le persone alla larga dal buco.

“Il ritorno dell’eroina iniettata è evidente da tempo – spiega Giorgio Schiappacasse, direttore del Sert della Asl3 – anche perché è passata tutta quell’attenzione che era collegata sopratutto all’Aids. I ragazzi giovani, quelli che oggi hanno 17 anni, hanno solo l’idea del buco come un ritorno al passato proprio perché non hanno vissuto i problemi degli anni. ’90. Ai più vecchi, invece, la malattia non fa più paura anche perché ci sono nuove terapie. Per questo motivo l’eroina è tornata, o meglio, non era mai sparita ma era usata in modo differente, perché era principalmente fumata”.

Il “mito” del buco, quindi, è uno dei fenomeni che non devono essere assolutamente sottovalutati. “Non è così forte, per fortuna – continua Schiappacasse – ma serve grande attenzione. Le ultime morti, le due morti di ragazzine di 17 anni, che sono state determinate anche da inconsapevolezza, ci devono far preoccupare. Ora che tra tutti i ragazzini esista questo mito mi sembra un’affermazione esagerata ma se non stiamo attenti questo può essere di ritorno. Siamo noi a dover parlare di prevenzione ma, purtroppo, su questa si investe pochissimo”.

Una situazione, quella del consumo di sostanze stupefacenti, evidenziata dai numeri. Sono, infatti, poco meno di 800 i giovani sotto i 24 anni seguiti ogni anno dal Sert della Asl3, di questi oltre un centinaio sono quelli che ne hanno meno di 19 anni. In questo caso si tratta di ragazzi inviati dal tribunale dei minori e dalla prefettura, ma ci sono anche segnalazioni da parte del mondo della scuola. Sono richieste di intervento, queste ultime, per situazioni ancora non gravi ma per le quali c’è comunque allarme.

Si tratta di ragazzi e ragazze per i quali si evidenza principalmente il fenomeno della perdita di attenzione, spesso a causa del consumo di hashish. Un fenomeno per il quale, tra l’altro, inizia a esserci una sorta di “tolleranza” particolarmente pericolosa. Spesso, infatti, passa il concetto che lo “spinello” non fa poi troppo male ma anche questo è un luogo comune da smentire con forza. “Le canne di oggi sono 15 volte più potenti di quelle di una volta – continua Schiappacasse – e spesso, vengono mischiate con altre sostanze e, quindi diventano doppiamente pericolose perché magari hanno sostanze che creano molta più dipendenza”.

Un esempio lo racconta Margherita Dolcino, responsabile del progetto “My space” messo in atto da Asl3 per prevenire i comportamenti a rischio nei giovanissimi. “Una delle ragazze che avevamo in cura per il consumo di droghe leggere aveva mostrato segni di astinenza da oppiacei. È bastato un esame molto semplice per capire che stava assumendo, inconsapevolmente, oppiacei”. In quel caso era il pusher, dal quale la ragazza si riforniva periodicamente, a mischiare l’erba con metadone provocando, appunto, un effetto di dipendenza molto grave.