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Il consiglio comunale? Roba da realismo magico: l’ex capogruppo Pd Simone Farello presenta il suo libro

Si chiama "Ogni maledetto martedì" e sarà presentato questo martedì 18 luglio alle 17e45 nei giardini di vico Indoratori. L'autore: "Racconto la vita dei proletari della politica". Ne pubblichiamo uno stralcio

Genova. Simone Farello, 43 anni, è stato fino al giugno scorso – e non senza mal di pancia – capogruppo del Pd in Consiglio Comunale (ruolo per il quale, proprio in questi giorni, i consiglieri Dem eletti si stanno “litigando” senza per ora un’apparente soluzione).

In politica da quando ha 20 anni (nel Pds, mai nel Pci – “purtroppo”, dice) Farello, che ormai un anno fa ha deciso e annunciato che non si sarebbe ricandidato e che oggi, nonostante sia ancora parte del gruppo dirigente del Pd genovese, svolge a tempo pieno un “normalissimo” lavoro in azienda, ha potuto trovare il tempo per alcune delle sue grandi passioni.

“Quella della lettura, racconta, aprendo un blog che parla di libri, biblioteche, librerie, recensioni. E quella, che viene subito dopo, della scrittura vera e propria”.

La sua opera prima si intitola “Ogni maledetto Martedì” (Erga edizioni, 130 pagine) e come si può intuire dal titolo, che ricorda il giorno in cui – fino all’avvento dell’era Marco Bucci – si svolgeva il consiglio comunale parla proprio di quello che accade dentro e fuori palazzo Tursi.

“Si tratta di un’opera di narrativa a tutti gli effetti, è un romanzo insomma – dice Farello – che rende molto spunto da quello dagli ultimi 15 anni. Non è un’autobiografia ma ha due obbiettivi, il primo è mostrare cosa sia la politica davvero, raccontata dal punto di vista di chi ci sta dentro – continua – ho tentato di restituire la realtà che i consiglieri comunali, di qualsiasi colore, sono il proletariato della politica, l’anello di congiunzione tra i cittadini e i piani alti delle istituzioni”.

“Tante volte in questi anni – racconta l’ex capogruppo PD – ho sentito dirmi che guadagnavo come un consigliere regionale o un parlamentare invece la nostra è quasi un’opera di volontariato, per fare un esempio fra tanti. Il secondo obbiettivo è stato provare a scrivere una storia divertente parlando di una cosa molto seria che è poi il rapporto tra la politica e la città. Scrivo molto di Genova, perché la amo. Genova è tra i protagonisti di questo libro”.

Anche se “Ogni maledetto Martedì” potrebbe raccontare – oltre a quelle di Sandro, il protagonista – le gesta di un consigliere comunale di qualsiasi città o paese italiano. “Sarebbe bello – commenta Simone Farello – che diventasse anche un po’ un manuale per chi il consigliere comunale lo sta iniziando a fare adesso, in modo che possano conoscere cosa li aspetta”.

“Ogni maledetto Martedì” sarà anche una sorta di gioco per chi abbia seguito la politica genovese, da dentro o da fuori: non sarà difficile riconoscere figure realmente esistenti. “Però tutti i protagonisti sono davvero personaggi letterari, Sandro non sono io anche se ha visto tante cose che ho visto io, quello che i genovesi che leggeranno il mio libro potranno riconoscere chiaramente, invece, saranno le situazioni. Situazioni che possono essere raccontate con quel realismo magico che è una grande tradizione della cultura letteraria italiana. Ma non vorrei scomodare i grandi”.

Un modo per togliersi qualche sassolino dalle scarpe? “No, sono rabbioso – scherza Farello – ma non vendicativo, non è un libro in cui esprimo pensiero sulle persone, l’unico personaggio reale nei confronti del quale mi sono tolto dei sassolini sono io”. Dentro al romanzo però c’è anche tanto sport, altra grande passione del politico-scrittore (non a caso il titolo ricalca quello di Any Given Sunday, celebre film di Oliver Stone dedicato al mondo del football americano) e tanta letteratura, anzi metaletteratura.

La presentazione del libro sarà domani, martedì 18 luglio, alle 17e45, nei giardini di Ombre Rosse, in vico Indoratori. A presentare il volume, insieme all’autore, Vittorio Coletti (“era stato mio professore di Italianistica all’Università, racconta Farello) e Camillo Bassi, storico dirigente del primo Pds a Genova.

Simone Farello, infine, ci consiglia un altro paio di libri da leggere quest’estate, sotto l’ombrellone, oppure no. “Le letture estive – afferma – sono spesso fumetti o gialli, e allora consiglierei la ristampa a colori de “La dama in nero e il fantasma del castello”, una doppia storia molto vecchia di Dylan Dog, di un grande autore che è Tiziano Sclavi, e poi un libro uscito due anni fa, un bel poliziesco, anche se storico, che può raccontare moltissimo su quello che sta succedendo oggi sul tema delle migrazioni: “Il dio di Gotham” di Lindsay Faye.

“Ogni maledetto Martedì”, per ora, lo hanno letto solo la moglie di Simone Farello, un paio di amici fidati, editore e correttore di bozze. Ma uno stralcio lo pubblichiamo in anteprima, qui.

UNO STRALCIO DEL LIBRO – OGNI MALEDETTO MARTEDI’ – DI SIMONE FARELLO

Personaggi e Glossario

Vi ricordate i Gialli Mondadori di una volta? Nella prima pagina c’era l’elenco dei personaggi, con nome, cognome e qualifica, per aiutare il lettore ad orientarsi nella narrazione. In omaggio a quella splendida collana e a quella utilissima abitudine (che molto gioverebbe ai romanzi russi che sono pieni di personaggi con vari nomi e ancor più vari diminutivi e soprannomi) riportiamo di seguito i protagonisti della nostra storia.

La presentazione dei personaggi funge, in parte, anche da glossario. Nonostante tutti gli sforzi dei linguisti democratici, con tanto di evocazioni spiritiche di Antonio Gramsci, appello alle viscere dei capponi di Renzo (sì, quello di Manzoni) e la risata seppellitrice di Italo Calvino, il linguaggio burocratico resta il latinorum della nostra democrazia. Come dice – anzi urla – Nanni Moretti in “Palombella Rossa”: chi parla male pensa male. Purtroppo il linguaggio delle istituzioni e dei loro rappresentanti è ancora contorto e incomprensibile, ed è una delle cause, non uno dei sintomi, del discredito che la pubblica amministrazione e la politica suscitano nei cittadini.
In Consiglio Comunale non si parla come si mangia e, vista la necessità di usare termini tecnici più esoterici di un segreto di Fatima, si spera con il seguente elenco di fornire almeno un vocabolario di base.

Sindaco, anche detto “primo cittadino”: dal 1997 è eletto direttamente dai cittadini. Nelle occasioni pubbliche lo si può distinguere per via dalla fascia tricolore. Ha diritto di voto in Consiglio Comunale ed in pratica è quello che conta più di tutti in un Comune. Di conseguenza anche quello che si assume tutte le colpe, anche quelle che non ha. Ci sono moltissimi Ministri che non verrebbero riconosciuti dai passanti, il Sindaco di una città lo conoscono tutti e… sanno dove abita. Dura in carica 5 anni, salvo imprevisti.

Giunta: è l’organo equivalente al Governo centrale dello Stato, ma il suo ambito si circoscrive al Comune. È ’È composto da un numero di Assessori, equiparabili ai Ministri del Governo, non superiore a 11. Ad ognuno vengono assegnate delle deleghe, ovvero ambiti e materie di cui dovrebbero occuparsi. I più fortunati si dedicano al turismo, alla cultura, allo sport. I più disgraziati si devono occupare di servizi sociali, raccolta dei rifiuti e traffico. Se il Sindaco non è a portata di mano, i cittadini si rivolgono agli Assessori. E anche di loro conoscono indirizzo, avi, congiunti e discendenti. Sono nominati direttamente dal Sindaco a sua totale discrezione, ma non si hanno casi di cavalli nominati Assessori. Non hanno diritto di voto in Consiglio Comunale e durano in carica sino a quando non diventano antipatici al Sindaco che li può revocare e sostituire a suo piacimento, senza fornire alcuna giustificazione. Lo chiamano rimpasto. Una volta rimpiazzati scompaiono e possono tornare a mettere il cognome vero sul citofono, che tanto non li cerca più nessuno.

Consiglieri Comunali: sono l’equivalente del Parlamento in un Comune. Ma in Comune c’è una sola camera chiamata Consiglio. A Genova, i Consiglieri sono 40. Sono eletti direttamente dal popolo, nell’ambito delle liste del partito in cui sono stati presentati. I partiti, in Consiglio, si chiamano Gruppi. Durano in carica sino a quando c’è il Sindaco e quindi per un massimo di cinque anni. Non hanno vincolo di mandato quindi anche se eletti inizialmente nel partito X, durante il mandato possono trasferirsi in un altro partito/gruppo Y. Votano secondo la loro coscienza (se ce l’hanno), altrimenti votano lo stesso quello che vogliono, senza rendere conto a nessuno.
Se per caso il Consigliere viene nominato dal Sindaco come Assessore, non potendo mantenere entrambe le cariche, è tenuto a dimettersi dal Consiglio. Gli subentra automaticamente il primo dei non eletti della lista in cui si è presentato inizialmente, anche se nel frattempo avesse deciso di cambiare Gruppo poiché il “trasformismo” non è opponibile ai terzi. Possono essere persone molto conosciute o meno conosciute e se vogliono possono evitare guai e lavarsene le mani. Tanto la colpa è sempre e comunque del Sindaco. Ma quasi nessuno riesce a convertirsi alla difficile arte di passare inosservati.

Gruppi Consiliari: i Consiglieri sono divisi in Gruppi che dovrebbero corrispondere alle liste in cui sono stati eletti. Alla fine del mandato i Gruppi non sono mai uguali all’inizio.

Capogruppo: è il Consigliere che rappresenta un Gruppo. Dura in carica sino a quando lo vogliono i Consiglieri del suo Gruppo. Gli tocca di parlare più spesso degli altri. Se deposto rimane Consigliere e se ne fa una ragione. Capita che non se la faccia e allora cambia Gruppo o addirittura costituisce un Gruppo tutto suo per poter continuare a fare il Capogruppo.

Presidente del Consiglio Comunale: viene votato alla prima seduta dai 40 Consiglieri Comunali più il Sindaco e presiede l’assemblea. In sostanza: convoca le sedute; dà e toglie la parola ai Consiglieri; gestisce l’ordine dei lavori; convoca le Conferenze Capigruppo; chiama le votazioni e ne proclama l’esito con tono solenne; schiaccia un tasto, che fa il rumore di una campanella, che serve a ricordare ai Consiglieri che sta per succedere qualcosa di importante; mantiene, se ce la fa, l’ordine in Aula. Quando il Consiglio è in corso dispone di un potere di comando sui Vigili Urbani, presenti in Aula Rossa, che garantiscono la compostezza del pubblico. Questo monopolio dell’uso della forza viene usato raramente e con moderazione, anche per non far svelare la verità: di fronte ad un’eventuale agitazione che superi il livello di guardia del mugugno, la capacità di interdizione della Polizia Municipale è pari a quella delle Guardie Svizzere. Quindi in caso di tumulti e sommosse il Presidente sospende la seduta e fa scappare tutti da un passaggio segreto. Può espellere i Consiglieri dall’Aula se dicono troppe parolacce ed è responsabile del divieto di fumare in Aula.

Regolamento del Consiglio Comunale: è il libretto delle istruzioni del Consiglio Comunale. Stabilisce cosa possono fare e non fare i Consiglieri e come possono o non possono farlo. Talora è scritto in modo incomprensibile e necessita di interpretazioni. Solo pochi Consiglieri lo conoscono a memoria e sono quindi considerati risorse molto preziose per il Gruppo poiché sono in grado di tendere ingegnose trappole durante le sedute, muovendosi con disinvoltura nei meandri dei cavilli, proprio come Perry Mason in un tribunale.

Segretario Generale: è un funzionario pubblico obbligatorio per Legge. È il responsabile della legittimità degli atti della Giunta e del Consiglio. Vigila sul rispetto del Regolamento e sulla sua interpretazione anche se raramente ne viene a capo. Spesso ingaggia dibattiti di filosofia del diritto con i Consiglieri che conoscono il Regolamento, in un linguaggio non ancora codificato nemmeno negli episodi di Star Trek.

Conferenza Capigruppo: riunisce il Presidente del Consiglio e tutti i Capigruppo e prova a gestire l’ordine dei lavori sebbene non riesca quasi mai a raggiungere l’obiettivo anche se ci mette molto impegno. Viene convocata almeno una volta alla settimana, nella mattinata del martedì, anche per dare ai capigruppo la possibilità di dire tutto ciò che pensano della loro vita grama, del Sindaco, della Giunta e a volte dei loro stessi consiglieri, lontani dall’aula rossa e dalle telecamere. Quando il Consiglio Comunale rischia di collassare su se stesso durante le seduta, il Presidente sospende i lavori e convoca una Conferenza Capigruppo, l’equivalente del calciare il pallone in tribuna quando la tua difesa è sotto assedio. Molto spesso queste sospensioni coincidono con la necessità di audire gruppi organizzati di cittadini che reclamano l’attenzione del Consiglio Comunale, o per redigere ordini del giorno condivisi da tutti gruppi che diano un senso di unità dell’istituzione e una via d’uscita dalle situazioni di tensione più complicate. Mentre le Conferenze Capigruppo sono riunite, gli altri consiglieri rimangono in aula o nei suoi dintorni, in attesa di una lieta novella Che a volte arriva, ma altre volte no.

Commissioni Consiliari: sono riaggregazioni in sottogruppi tematici ai quali vengono assegnati i Consiglieri appartenenti ai diversi Gruppi, per discutere le Delibere rispetto ai temi trattati. Le Commissioni hanno un Presidente. I Consiglieri possono fare parte di più Commissioni. Molto sottovalutate dai media, le Commissioni sono il luogo principale di attività del Consiglio Comunale, dal momento che è in questa sede che vengono discusse nel merito le delibere. In Commissione non si vota sui provvedimenti ma si può parlare, molto. E possono parlare in tanti: in Commissione hanno facoltà di intervento gli assessori – che in Consiglio possono solo rispondere alle domande dei consiglieri -, funzionari e dirigenti del Comune e soprattutto possono prendere la parola i cittadini. Non essendo raro che tutta la gente che può parlare in questa sede decida di utilizzare sino in fondo questa prerogativa, le Commissioni si riuniscono spesso e rendono l’attività del Consigliere molto simile ad un lavoro.

Delibere: sono le decisioni di un Comune. Possono essere Delibere di Giunta, e allora le vota solo la Giunta, o Delibere di Consiglio, e allora le vota il Consiglio Comunale. Prima di essere messe ai voti in Consiglio Comunale le Delibere devono essere discusse, in base all’argomento di cui trattano, nelle Commissioni. Alcune muoiono prima dell’arrivo in Consiglio ma spesso non vengono né ricordate né rimpiante.

Mozioni: sono iniziative dei Consiglieri Comunali che impegnano il Sindaco e la Giunta a fare qualcosa. Sono quasi come le Delibere ma, mentre le Delibere stabiliscono cosa, se può o deve fare, le mozioni dicono cosa i Consiglieri vorrebbero che fosse fatto. Sindaco e Giunta hanno il diritto di dire come la pensano sulle mozioni e sperano che la maggioranza sia d’accordo con loro. Se la mozione viene approvata dalla maggioranza, infatti, Sindaco e Giunta sono costretti a fare (o almeno a fare finta di provare a fare) ciò a cui sono stati impegnati. E già è difficile riuscire a fare quello che si condivide, figuriamoci il resto.

Ordini del Giorno (per gli amici semplicemente ODG): al pari delle Mozioni sono iniziative dei Consiglieri Comunali (e non della Giunta) e sono collegate alle Delibere o alle stesse Mozioni. Essendo degli allegati, sono meno vincolanti rispetto alle Mozioni. Il procedimento relativo è lo stesso: Sindaco e Giunta hanno il diritto di dire come la pensano sugli Ordini del Giorno e sperano che la maggioranza sia d’accordo con loro. Ma se non lo è, pazienza. Di ODG se ne fanno un sacco, non si negano mai a nessuno, non servono quasi mai a nulla. Ma qualche volta sono importanti.

Palazzo Tursi: è il palazzo in Via Garibaldi in cui ha sede il Comune di Genova. È un bellissimo palazzo ed è fortemente consigliata la visita, magari non di martedì.

Aula Rossa: è la sala, all’interno di Palazzo Tursi, in cui si svolgono il Consiglio Comunale e le Commissioni. È ’È un emiciclo circondato su tre lati da una gradinata e due ballatoi rigorosamente (in teoria) separati dall’Aula. Nella gradinata si siedono i cittadini che desiderano assistere alle sedute del Consiglio e delle Commissioni. Nei ballatoi prendono posto i giornalisti che sono costretti dalle loro testate ad assistere ai suddetti lavori. I banchi dei Consiglieri sono 80, perché sino al 1997 questo era il numero degli eletti. Gli attuali 40 quindi ci stanno parecchio larghi. Di fronte alla gradinata vi è una fila di banchi al centro della quale siede il Presidente del Consiglio Comunale. Alla sua destra siede il Sindaco (quando c’è), alla sua sinistra il Segretario Generale. Negli altri banchi prendono posto gli Assessori. Dietro questa fila ci sono due file di poltrone più corte, dove prendono posto i dirigenti e i funzionari del Comune che hanno titolo a restare in Aula. Queste due file sono separate nel mezzo, proprio dietro al Presidente del Consiglio, dal Gonfalone della Città di Genova e dalle bandiere italiana ed europea. Il Gonfalone della Città di Genova è la cosa più bella che ci sia qui dentro: un arazzo rettangolare che raffigura San Giorgio che uccide il drago. Sopra l’arazzo pende la Medaglia d’Oro al Valor Militare che Genova si è meritata per la Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale. Sopra l’Aula Rossa c’è un salone chiamato buvette, da cui si accede anche alla Sala Giunta, dove si riunisce la Giunta. L’Aula è detta Rossa perché le poltrone, i pavimenti e le pareti sono ricoperti di una moquette rossa. Nessuno, nemmeno l’estrema destra, ha mai proposto di cambiarle colore.