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“Remove before dive”: un convegno sulla sicurezza delle immersioni subacquee

Genova. Si è tenuto oggi, nella cornice del Museo Galata, un interessante Convegno, organizzato dalla Capitaneria di porto di Genova, sul tema della sicurezza delle immersioni subacquee. Più di un centinaio gli spettatori intervenuti nella Sala Conferenze del Museo del Mare, tra cui i rappresentanti di quasi tutti i Centri Diving regionali, varie Associazioni di categoria, rappresentanti dei Comuni liguri costieri più interessati da siti di immersione e i rappresentanti dei Nuclei Subacquei dei Carabinieri, Marina Militare, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e ovviamente della Guardia Costiera.

Il Convegno ha visto la partecipazione come relatori, oltre che dell’Ammiraglio Ispettore Giovanni Pettorino, Direttore marittimo della Liguria e Comandante della Capitaneria di porto di Genova, anche del Tenente di Vascello Angelo Doria, del Capo del V° Nucleo Sub della Guardia Costiera di Genova, che ha fatto da moderatore, del Tenente di Vascello Cosima Capone, Psicologa della Marina Militare, del Capitano di Fregata Gianfranco Betrò, del Comando Incursori e Palombari della Marina Militare di La Spezia, dell’Ing. Giovanni Cozzi, presidente dell’ADISUB, l’Associazione che raggruppa le principali didattiche subacquee, del Dr. Claudio Spena, Direttore della Camera Iperbarica dell’Ospedale San Martino di Genova e del Capitano di Vascello Angelo Pistorio, esperto del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto per la tematica delle immersioni subacquee.

Partendo dalla considerazione della mancanza di una norma primaria che regolamenti l’attività di immersione subacquea a scopo ricreativo, il focus voluto dagli organizzatori – che non a caso hanno scelto il titolo molto evocativo di “REMOVE BEFORE DIVING”, ossia l’avvertenza di “rimuovere i blocchi mentali prima di immergersi” – è stato proprio quello della sicurezza nell’attività di immersione subacquea, affrontato sia sotto il profilo delle principali patologie legate all’attività subacquea ed ai connessi rischi, che sotto quello del “fattore umano” quale elemento fondamentale su cui insistere nell’attività di formazione e addestramento al fine di implementare la coscienza soggettiva della sicurezza, la necessità di conoscere i propri limiti, anche fisici, nell’affrontare un’attività che, a prescindere se classificabile come sport estremo, ha comunque elementi di pericolosità insiti.

Ecco che, allora, difronte all’assenza di norme legislative primarie di disciplina del settore, le uniche risorse a cui può attingere sia colui che pratica l’attività di immersione, che il centro di immersione o di addestramento che l’organizza sono gli standard di sicurezza riconosciuti a livello internazionale da tutte le didattiche e che, frutto di studi e di verifiche condivise, sono stati trasfusi in precise discipline tecniche internazionali (ISO), comunitarie (EN) e nazionali (UNI) riconosciute dai rispettivi organismi di certificazione.

Ed è proprio l’applicazione quanto più possibile generalizzata di questi standard che, come ha concluso l’Amm. Pettorino, consente di far attecchire tra i praticanti le immersioni ed i diving una maggiore coscienza di sé e quella cultura della sicurezza che, in definitiva, oltre a mettere al centro dell’attenzione il bene supremo della vita, è in grado di prevenire i rischi tipici dell’attività subacquea e dare un contenuto concreto alla posizione di garanzia che i diving, gli istruttori e le guide subacquee assumono nei confronti dei praticanti le immersioni loro affidati, anche a tutela della loro sfera di attività.