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Da “Rete a Sinistra” a “Genova Che Osa”, polemica sulla pagina Facebook da 6000 like

Scontro digitale e (in parte) generazionale tra ex esponenti dell'ex movimento. Ovvero, la politica ai tempi dei social network

Genova. Avete mai provato a cambiare il nome a una pagina di Facebook? Non è la pratica immediata che si potrebbe immaginare. E’ necessario 1) chiedere alcune autorizzazioni allo staff del social network 2) attendere che queste autorizzazioni arrivino 3) sperare che nessuno, tra gli iscritti di quella pagina, prenda male il cambiamento e lo segnali come illegittimo a Zuckerberg e compagni.

Questo è l’iter che hanno affrontato gli amministratori della pagina Facebook “Rete a Sinistra” che, dopo la sostanziale chiusura dell’omonima esperienza politica, sancita alla fine del mese scorso con l’uscita degli esponenti di Sinistra Italiana e Possibile, hanno deciso di continuare a far vivere quella stessa pagina, i suoi contenuti e – perché no – i suoi like.

Da “Rete a sinistra” a “Genova che osa”. Coloro che erano stati i promotori e curatori della vecchia pagina – principalmente giovani esponenti della fu-Rete a Sinistra, come Marianna Pederzolli, Lorenzo Azzolini, Stefano Gaggero – sono anche coloro che più di recente hanno dato vita alla lista civica di sostegno al candidato del centrosinistra Gianni Crivello (mentre Sinistra italiana e Possibile sono confluiti nel cosiddetto quarto polo e quindi in supporto di Paolo Putti e a Chiamami Genova). Si sono detti: “Perché buttare via anni di lavoro?”.

Una spiegazione, quella fornita, che non è affatto bastata agli ex Rete a Sinistra finiti in Sinistra Italiana e Possibile. Una decina di visitatori della pagina hanno pubblicato recensioni negative relative al cambio di nome. Iole Murruni, presidente uscente del municipio Valpolcevera, oggi Sinistra Italiana scrive: “Avevo messo mi piace alla pagina di Rete a sinistra, associazione a cui sono regolarmente iscritta avendo rinnovato la tessera per il 2017, adesso l’associazione si è inspiegabilmente sciolta senza la convocazione dell’assemblea degli iscritti e qualcuno poco correttamente ha cambiato nome alla pagina che a questo punto “non mi piace” proprio”. Più succintamente Roberto Aringhieri (Possibile) scrive: “Brutta roba cambiare senza avvisare. La gente non dovrebbe scoprirlo dai post degli amici”.

Una trentina i commenti negativi comparsi nelle ultime 24 ore e un centinaio le persone che hanno deciso di togliere il “like”. Un centinaio su oltre 6600.

La pagina di Rete a Sinistra, oggi Genova Che Osa, è la pagina Facebook di un partito politico con più follower (6575) in Liguria, più anche del Pd ligure (4596) e del M5S ligure (4619). Ecco perché quella che potrebbe sembrare una polemica di nicchia ha invece un certo peso.

“Siamo dispiaciuti ma non preoccupati per le critiche che stiamo ricevendo – dice Marianna Pederzolli, consigliera comunale e già nel direttivo di Rete a Sinistra, ora tra i fondatori di Genova Che Osa – crediamo che i contenuti pubblicati, anche quelli passati, siano condivisibile dal progetto politico che stiamo portando avanti adesso, se così non fosse significa che non avevano senso. Chi oggi ci critica aveva deciso da tempo che non era più possibile un percorso comune”.

Sì, non sarebbe stato opportuno creare una nuova pagina da zero, come suggerisce qualcuno, o discutere queste questioni in un’assemblea pubblica di scioglimento del partito? Pragmatico Lorenzo Azzolini, Genova Che Osa: “Cambiare nome a una pagina che si amministra è legittimo ed è una pratica che Facebook sottopone a determinati controlli – spiega – non solo, per alcuni giorni tutti coloro che hanno messo like riceveranno un avviso sul cambiamento di nome. Chi vuole può togliere il like, chi pensa che ci sia stato una violazione di proprietà intellettuale sbaglia, perché i contenuti politici di questa pagina sono di tutti coloro che l’hanno fatta vivere, ieri e oggi”.

Nelle ultime ore Genova Che Osa ha, intanto, guadagnato una quarantina di nuovi mi piace. Il cambiamento era già stato parzialmente annunciato con un altro post il 29 marzo scorso. E’ vero però che, per esempio, scorrendo le immagini di copertina si susseguono in maniera piuttosto surreale volti e simboli che ormai, con chi ha creato Genova Che Osa, non c’entrano più.

Comunque la si veda, la vicenda può essere un momento per ogni partito e movimento. La politica ai tempi di Facebook, Twitter & Co. dovrà imparare a darsi regole chiare anche su aspetti di nicchia come la gestione di una pagina social. Anche perché questo caso potrebbe non essere l’ultimo, né il primo.