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Il procuratore Cozzi all’Antimafia: “Nella tifoseria genoana comportamenti in stile mafioso”

Da Genoa Siena fino all'albanese che avrebbe dovuto far volare il drone sullo stadio: gli episodi riferiti alla commissione antimafia

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Genova. “Una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio” che in questi anni hanno dato vita a veri e propri “comportamenti di stile mafioso”. Il procuratore di Genova Francesco Cozzi, sentito in audizione dalla commissione antimafia, non ci va leggero nel tratteggiare un pezzo della tifoseria genoana. Il procuratore ha commentato con la commissione la sentenza Genoa-Siena arrivata tre anni dopo la partita che vide il 22 aprile del 2012 una vera e propria giornata di follia allo stadio quando esplose la contestazione degli ultras, che fecero sospendere la partita e arrivarono a obbligare i giocatori a togliersi le maglie. “Abbiamo anche ricevuto conferma di rapporti promiscui” dei tifosi pregiudicati “con i calciatori, spesso mediati dalla società'” ha spiegato Marco Di Lello, coordinatore del Comitato “mafia e sport” e segretario della Commissione parlamentare Antimafia.

Il riferimento è a Giuseppe Sculli e ai suoi rapporti (registrati dalle intercettazioni) con Massimo Leopizzi, pregiudicato, leader indiscusso della tifoseria genoana e fondatore della Brigata Speloncia. Leopizzi l’anno scorso era stato sfiorato dall’inchiesta su Marietto Rossi e l’omicidio di un corriere della droga ma era risultato estraneo alla vicenda e aveva patteggiato la pena solo per il porto abusivo di arma da fuoco. Un altro leader della tifoseria genoana, Davide Masala, nel febbraio di quest’anno è stato condannato a 12 anni dopo che era arrestato lo scorso agosto perché trovato in possesso di armi e un elevato quantitativo di droga. Masala era stato fermato dagli agenti della squadra mobile, coordinati dal pm della Dda Federico Manotti, mentre cercava di partire per l’America Latina. In due box che aveva in uso erano stati trovati 26 chili di hashish, 8 di marijuana, 1,1 kg di cocaina, oltre 7 chili di sostanze chimiche simili all’ecstasy e 18 mila euro in banconote false oltre a due pistole con silenziatori.

L’episodio più recente, con aspetti ancora da chiarire, riguarda un cittadino albanese, residente nel milanese, trovato sul monte Fasce ad inizio di aprile con un drone. L’uomo aveva un precedente di rilievo: nell’ottobre del 2015 a Tirana nel corso dell’incontro Albania-Serbia aveva fatto volare un drone con una bandiera della Grande Albania e subito dopo allo stadio erano scoppiati i disordini. L’ipotesi degli investigatori, di cui il procuratore Cozzi ha parlato in commissione antimafia, è che l’uomo su incarico di qualcuno potesse voler far volare il drone con uno striscione di contestazione rivolto al presidente del Genoa Preziosi durante la partita Genoa Atalanta del 2 aprile. In mezzo anche le dure contestazioni di questi mesi sempre contro Preziosi ma anche contro la squadra tanto da causare un mese fa l’annullamento di un allenamento a Pegli e la partenza anticipata per il ritiro dopo che la tifoseria organizzata, che aveva già duramente contestato la squadra all’aeroporto, aveva organizzato una protesta nel campo di allenamento del Genoa. Se il clima tra tifoseria e club è stato in questi anni a tratti molto pesante, tutto da vedere, soprattutto da un punto di vista penale, se si possano ipotizzare reati al di là di quelli tipici del calcio che hanno portato e stanno portando a numerosi Daspo nei confronti dei tifosi. A questo proposito, i primi ‘daspati’ di Genoa-Siena, potranno tornare allo stadio domenica prossima, dopo 5 anni di stop.

Ad monitorare costantemente sui rapporti tra criminalità e tifoserie è soprattutto la squadra mobile mentre le indagini della Digos sono rivolte esclusivamente alle conseguenze sull’ordine pubblico dei comportamenti sugli spalti e fuori anche se gli elementi raccolti a volte finiscono per intrecciarsi. Per il procuratore capo la situazione sarebbe invece più tranquilla sul fronte doriano.

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