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Genoa e ultras, dopo l’Antimafia indaga anche la Figc

Solo ieri il procuratore Cozzi aveva parlato di "una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato"

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Genova. Rapporti tra tifoseria organizzata e Genoa sempre più nel mirino delle autorità. Dopo l’audizione del procuratore Cozzi in commissione antimafia, il caso arriva anche in Figc: la Procura federale, guidata da Giuseppe Pecoraro, ha aperto un fascicolo. Si tratta del terzo caso: la Procura si è già occupata della Juve, arrivando al deferimento del suo presidente Agnelli e di altri tre tra dirigenti ed ex ed ha aperto un fascicolo sul Napoli.

Solo ieri Cozzi aveva parlato di “una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio” che in questi anni hanno dato vita a veri e propri “comportamenti di stile mafioso”. “Abbiamo anche ricevuto conferma di rapporti promiscui” dei tifosi pregiudicati “con i calciatori, spesso mediati dalla società’” aveva spiegato Marco Di Lello, coordinatore del Comitato “mafia e sport” e segretario della Commissione parlamentare Antimafia. Il riferimento è a Giuseppe Sculli e ai suoi rapporti (registrati dalle intercettazioni) con Massimo Leopizzi, pregiudicato, leader indiscusso della tifoseria genoana e fondatore della Brigata Speloncia. Leopizzi l’anno scorso era stato sfiorato dall’inchiesta su Marietto Rossi e l’omicidio di un corriere della droga ma era risultato estraneo alla vicenda e aveva patteggiato la pena solo per il porto abusivo di arma da fuoco.

Un altro leader della tifoseria genoana, Davide Masala, nel febbraio di quest’anno è stato condannato a 12 anni dopo che era arrestato lo scorso agosto perché trovato in possesso di armi e un elevato quantitativo di droga. Masala era stato fermato dagli agenti della squadra mobile, coordinati dal pm della Dda Federico Manotti, mentre cercava di partire per l’America Latina. In due box che aveva in uso erano stati trovati 26 chili di hashish, 8 di marijuana, 1,1 kg di cocaina, oltre 7 chili di sostanze chimiche simili all’ecstasy e 18 mila euro in banconote false oltre a due pistole con silenziatori.

L’episodio più recente, con aspetti ancora da chiarire, riguarda un cittadino albanese, residente nel milanese, trovato sul monte Fasce ad inizio di aprile con un drone. L’uomo aveva un precedente di rilievo: nell’ottobre del 2015 a Tirana nel corso dell’incontro Albania-Serbia aveva fatto volare un drone con una bandiera della Grande Albania e subito dopo allo stadio erano scoppiati i disordini. L’ipotesi degli investigatori, di cui il procuratore Cozzi ha parlato in commissione antimafia, è che l’uomo su incarico di qualcuno potesse voler far volare il drone con uno striscione di contestazione rivolto al presidente del Genoa Preziosi durante la partita Genoa Atalanta del 2 aprile.

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