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Scuola, ferro nei fagioli e carne sospetta (ma non solo): a Genova è sciopero contro la “cattiva mensa”

Genova. Domani a Genova è sciopero contro “la cattiva mensa”. La protesta, partita dalle mamme di due istituti scolastici della Media Valbisagno (San Gottardo e Molassana), dopo l’episodio del pezzo di ferro nei fagioli, e poi estesa al Levante, a seguito della presunta intossicazione di una decina di bambini per “carne sospetta” in una scuola elementare di Quarto, è estesa a tutta la città.

Da una parte esasperazione e preoccupazione dei genitori, alle prese con continui “disservizi” al momento del pasto a scuola, dall’altra le oltre quaranta segnalazioni sulla scrivania dell’assessore comunale, Pino Boero. Il comune denominatore è la cooperativa La Cascina che da poco si è aggiudicata l’appalto per la preparazione dei pasti di 62 istituti genovesi.

In principio furono le patate avariate, poi il pezzo di ferro nei fagioli (scoperto prima della cottura e ritirato comunque prima della consegna), poi la carne che “puzzava” e il malessere a catena riportato dai bambini della Palli di Quarto ( e per cui si attendono i risultati dell’ufficio igiene della Asl3). Casi nel giro di pochi giorni che hanno fanno scattare un inedito sciopero.

“Domani si rinuncia al pasto”, è il passaparola fra le mamme, rimbalzato sui gruppi Facebook per informare e diffondere il più possibile. Due le alternative per la scuole dell’obbligo (elementari): domani si può far uscire (e rientrare) il proprio bambino, oppure lasciarlo a scuola, ma senza fargli consumare il pasto della mensa. Per la scuola d’infanzia (materna) si potrà solo portare i bambini a casa, perché non è consentito lasciarli in istituto con il pasto autonomo.

Con una precisazione doverosa, come sottolineato dalla Rete Commissioni Mensa Genova. “Per aderire bisogna segnalare che quel giorno il bambino non usufruisce della mensa. Si può comunicarlo a maestre, bidelle, sul diario o nel modo che è abitudine della scuola, oppure per cautelarsi al massimo, si può far ricorso al modulo” (A titolo di esempio qui).

E poi un punto fondamentale. “Il pasto da casa, anche a Genova, è un diritto riconosciuto – spiega Sabina Calogero, portavoce della Rete – il punto è se sia possibile consumarlo in mensa: nel caso eclatante di Prato la dirigente si è opposta e ha obbligato la bambina a consumarlo da sola in classe”.

Per altro la posizione del Miur, con la nota dei primi di marzo, è chiara: i bambini con il pasto da casa (il famoso “panino”), sono di fatto equiparabili a quelli con diete speciali, possono cioè mangiare con gli altri in mensa, con opportuni controlli della scuola d’accordo con le Asl, per evitare rischi di scambio cibo, ad esempio.

Ma ora l’invito del Ministero agli uffici regionali scolastici e quindi ai dirigenti è infatti di trattare i bambini con il panino alla stregua degli alunni con dieta speciale “così da escludere ogni possibilità di responsabilità individuale”, raccomandando “ogni iniziativa utile alla collaborazione con gli enti locali” preposti e “l’interlocuzione serena e costruttiva con le famiglie”.

“Nella scuola dell’obbligo e quindi pubblica il tempo mensa equivale al tempo scuola, toglierlo equivarrebbe ad un abuso dello stesso dirigente”, sottolinea Calogero.

Intanto domani, mentre in Media Valbisagno è anche giorno del servizio ristorazione, e quindi occasione per “denunciare” i disservizi, lo sciopero resta confermato, nonostante alcuni tentativi di “insabbiarlo”.

Martedì 21 marzo genitori uniti per “sensibilizzare il più possibile e per far sbattere fuori questa ditta”. O più realisticamente, dato l’appalto già in essere, di procurare un danno economico per minore introito a parità di spesa alla cooperativa. Con lo sciopero, infatti, i clienti “obbligatori” non saranno più tali, la cooperativa dovrà comunque preparare i pasti senza sapere però, alla fine, quanti ne saranno realmente consumati. Un danno che si prospetta ben più efficace di quello (solito) d’immagine e che potrebbe costringere le ditte ad avere un profilo migliore dal punto di vista della qualità del servizio offerto.

Un monito e un precedente importante per il futuro. Perché se è vero che la nuova giunta a Tursi erediterà gli stessi appalti, e quindi i margini di manovra in questo senso saranno di fatto limitati, il controllo, a tappeto e continuo, con un sistema di sanzioni corretto (non una multa da cento euro ogni sei mesi, per capirsi) sembra al momento l’unico vero deterrente per consentire ai bambini di avere una “buona mensa”.