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“Essere gasliniani”: le buone pratiche che “salvano” bambini e famiglie foto

Genova. “Essere gasliniani vuole dire prendersi cura del bambino mettendo al centro, come prima buona pratica, quella del contenimento del dolore, ma seguire anche tutto il percorso delle famiglie, dal prendere cura del proprio piccolo, abbiamo casi di neonati che a malapena arrivano a 400 grammi, all’assistenza a domicilio, fino a momenti difficili, ma che esistono anche in un ospedale pediatrico, come il fine vita”.

Ospedale Gaslini

Simona Serveli, caposala della Patologia Neonatale dell’ospedale Gaslini di Genova spiega, con orgoglio, le buone pratiche che sono applicate all’interno dell’ospedale e che hanno garantito al Gaslini di accreditarsi, per la quarta volta consecutiva dal 2007, all’eccellenza della Joint Commission International, il maggior ente di accreditamento degli Stati Uniti, che ha accreditato quasi 5.000 ospedali e monitorizza più di 20. 000 programmi sanitari, con la missione di migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria nella comunità internazionale.

“Gli ospedali accreditati nel mondo con JCI sono 937; in Italia sono 24 e pochissimi di essi hanno scelto l’impegno di proseguire con il quarto accreditamento – spiega il direttore generale Paolo Petralia-. I certificatori internazionali hanno verificato il rispetto di pressoché tutti gli oltre 1200 elementi misurabili previsti”. Un ottimo risultato, quindi, raggiunto grazie all’impegno di ciascun “Gasliniano” e ad un complesso e articolato lavoro di squadra che ha messo allo stesso tavolo “medici, infermieri ed amministrativi – ha ricordato Ubaldo Rosati Direttore Dipartimento di Staff – per rivedere le regole comportamentali dell’ospedale, migliorarle ed adeguarle alle sempre nuove esigenze”. Un lavoro che ha portato ancora una volta l’ospedale genovese a un risultato di eccellenza.

“Ciò che fa di un ospedale un grande ospedale, di grande qualità – ha detto il presidente Pietro Pongiglione – è proprio il fatto che i livelli di attenzione, e quindi la sicurezza e la qualità nei confronti dei pazienti non vengano mai meno in nessun settore, che la tensione verso la qualità sia la stessa in tutti i reparti ed in tutti i servizi. Non debbono esistere, per quanto possibile, singole aree di eccellenza: l’eccellenza è il valore di tutti e si ottiene solo lavorando tutti insieme, come un unico organismo”.