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La roulette russa dei quartieri genovesi: ecco dove si muore di più

A volte, sembra strano, ma a fare la differenza tra la vita e la morte c'è solamente una strada

Genova. A volte, sembra strano, ma a fare la differenza tra la vita e la morte può esserci solamente una strada. Quella che segna il confine, ad esempio, tra Cornigliano e Sestri, il primo quartiere con un indice di mortalità attorno al 36% e il secondo, quasi un isola felice, con l’indice sotto all’1%. Numeri raccolti con pazienza certosina e grande lavoro volontario da Valerio Gennaro, dell’associazione Medici per L’ambiente di Genova, che ha mappato tutto il territorio del capoluogo ligure facendo emergere una fotografia particolarmente interessante della situazione.

via cornigliano

A quanto pare, leggendo le mappe, a Genova, come nelle altre città, non si muore con la stessa frequenza che, anzi, cambia a seconda della circoscrizione. I numeri, quindi, raffrontando le aspettative di decesso e quelle realmente avvenute, permettono di capire quali sono le maggiori criticità, zona per zona. Per fare l’esempio di Cornigliano, infatti, l’aspetttiva di morte per la popolazione femminile, nel 2015, era di 93,99 unità, che sul piano reale sono salite a 128. Per san Martino, invece, che ha l’indice più basso -22% si attendevano 125,48 decessi tra le donne e c’è ne sono stati 99. Una prima analisi numerica che deve, pero, portare a interrogarsi sulle motivazioni che portato a questi risultati e sul perché in tanti così, i quartieri a rischio sono ricorrenti.

mortalità genova

“Questo è un conteggio secco – spiega Valerio Gennaro, dei Medici per l’ambiente, che ha condotto la ricerca – che tiene conto dell’effetto età è che, dimostra che i decessi in più non sono attribuibili solo agli anziani. Ora sappiamo che i nostri 25 quartieri hanno una differente livello di mortalità, che cambia ogni anno ma che, tendenzialmente , vede molti quartieri restare sempre in situazioni ottime o mostrare problematiche molto alte. Questo permette di pessime e quindi permette di cominciare a ragionare con dei dati veri, assoluti e relativi che ci aiutano a capire che in certi quartieri c’è un’emergenza oggettiva perché il tasso di mortalità e’ aumentato per tutte le patologie. Ricordiamo che non stiamo parlando solo di tumori e non stiamo parlando solo di anziani o di incidenti o di malattie cardiovascolari ma è l’insieme della mortalità complessivo per tutte le età per tutta la popolazione per tutto l’anno”.

In cima alle classifiche, quindi, restano, con una impressionante ciclicità, le zone del ponente e della Valpolcevera, un fenomeno che si può spiegare con le forti servitù industriali vissute dal territorio,con la presenza per tantissimi anni delle fabbriche di Campi e Cornigliano, ma anche delle raffinerie di Bolzaneto Dagli ultimi studi, pero, emergono anche altri quartieri come quello di Oregina Lagaccio, zona dalla quale proveniva buona parte della mano d’opera di queste fabbriche, o Pre Molo Maddalena, per il quale, invece, le cause possono essere più legate alla situazione socioeconomica di chi ci vive.

Il primo passo, quindi, è’ stato fatto e, grazie al lavoro volontario di studiosi, come Valerio Gennaro, adesso sono a disposizione strumenti di analisi approfondita della situazione che, tra l’altro, potrebbero essere aggiornati molto facilmente. Per arrivare al referto “epidemiologico” genovese, infatti, e’ bastato fare un raffronto, abbastanza semplice, su alcuni dati che sono facilmente a disposizione degli studiosi e che sono attendibili, il numero della popolazione e la mortalità, divisa tra classi di sesso e di età, anno e quartiere. Ora che lo strumento, c’ è, però, è necessario che siano le istituzioni, la politica, a muoversi con le soluzioni adeguate, con azioni di prevenzione “mirate” proprio a queste aree della città che hanno la necessità di riconquistare una qualità della vita adeguata.

“Questi dati possono servire proprio per dare i numeri giusti sullo scarto che c’è tra un quartiere all’altro e tra un quartiere e la media di Genova – conclude Gennaro – in modo tale da poter aiutare la politica sanitaria, ma anche quella economica organizzativa a prendere provvedimenti ad aiutare oggettivamente i quartieri che sono in emergenza e alcuni sono veramente in emergenza da anni. Per cominciare a capire se gli interventi che saranno fatti sul territorio, dalla bonifica alla pulizia, dalla riduzione dell’inquinamento all’aiuto alla mobilità possono veramente aiutare a migliorare la qualità della vita, abbassando le differenze tra i territori della stessa città”.