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Mare e Monti, ad Arenzano la 32a edizione foto

Sabato 10 e domenica 11 settembre scatta la marcia arenzanese fra il blu del mare ed il verde dei boschi

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Arenzano. La storia della marcia “Mare e Monti” l’abbiamo già raccontata in occasione della 29a Edizione, quando abbiamo provato a descrivere l’ebbrezza di chi, in poco più di un’ora, può – partendo dalla spiaggia di Arenzano – raggiungere le alture di Gavetta e Tardia (rifugio “Belli Venti”) e godersi l’incommensurabile spettacolo di tutto il Golfo Ligure, con qualche chance (visibilità permettendo) di intravedere all’orizzonte Capo Corso.

Mare e monti… pesca della “lampara” e raccolta dei “merélli” (fragole)… il sangue che corre nelle vene degli “ultimi mohicani” arenzanesi, è per il 50% di pescatori (le dinastie dei “Batimà”, “Cenciu”, “Barillà”, “Bagheu”, “Biaxi”, “a Lilla cu Trei”, “Bertumelin”) e per l’altro 50% quello contadino dei “Terrarussè”, “Bicocché”, “Casassé”, “Cucù”, “Giaculli”, “Gaelli”, “Campanè”, “Logi”, “Settembri”, “Checchelli”, “Petrigui” e “Munsù”…

Menti e braccia alla nascita del progetto, arrivato a 32 edizioni, ma oggi a noi piace rendere omaggio soprattutto a chi all’origine, sfruttando la profonda conoscenza dei nostri monti, ha tracciato i primi percorsi, nel lontano 1976, attraverso gli anfratti del Faiallo, Argentea, Monte Reixa, fin su ad Urbe, rifugio nevralgico dei partigiani durante l’ultimo conflitto… il riferimento è rivolto a Baccicin Calcagno e Nicola Chiossone, che con altri pochi, ma valenti volontari, armati di “messuïa” (falce), hanno riportato alla luce vecchi sentieri, magari a due passi dal mare, ma nel frattempo invasi da rovi pieni di “asmuïe” (more) e siepi.

Anche adesso, la prima citazione spetta a quei volontari che, sia pur con strumenti più tecnologici (decespugliatori), hanno lavorato nell’ombra (eufemismo, perché – in questi giorni di preparativi – il sole ha picchiato forte), rendendo agibili i tracciati, ormai meno battuti di un tempo da cacciatori e fungaioli, mentre la medaglia d’argento l’assegniamo ai vivandieri, che nei ristori distribuiranno focaccia e trenette al pesto, altri due simboli della tradizione arenzanese, come le “anciue” (acciughe) e i “merélli”.

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