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“Lo scandalo delle Valli Genovesi”: Parmalat tace di fronte all’offensiva della rete

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Genova. “Non comprate più prodotti Parmalat. Fate girare la notizia. Bisogna fare rete e aiutare questa gente, grazie”. Il messaggio, inviato da Bianca Maria Lombardo, dell’Agriturismo La Maliarda di Rossiglione è diventato virale, condiviso nelle bacheche Facebook e rilanciato nelle chat di WhatsApp. Ma è solo uno dei tanti che, nelle ultime ore, hanno messo sotto i riflettori la ribattezzata “guerra del latte”, costringendo, come ormai spesso accade, politica e istituzioni a stare al passo con la rete e, dunque, a muoversi, incalzata dagli eventi.

Così sul destino delle 60 aziende a rischio, dei loro dipendenti, e del nostro latte, buttato simbolicamente nel letame per protesta contro la multinazionale Lactalis che ha deciso di comprare fuori confine (Romania? Cina? Francia?), e non più il latte prodotto dagli allevamenti bovini del territorio, si sono pronunciate le istituzioni e la politica. Pd e Movimento 5 Stelle hanno mandato un comunicato in serata. “Il Partito Democratico si attiverà in ogni sede a difesa delle aziende produttrici locali affinché vengano tutelati la genuinità del prodotto, la sua rigorosa tracciabilità e la seria professionalità degli allevatori liguri, fattori di indiscusso valore che la produzione di latte proveniente da alcuni Paesi europei ed extraeuropei non garantisce”, si legge.

Mentre Alice Salvatore, capogruppo 5 Stelle in Regione, ha sottolineato un altro aspetto: “Anche i produttori della focaccia di Recco subiranno gravi ripercussioni perché, per le sue particolari caratteristiche, la focaccia di Recco deve contenere formaggio proveniente dalle valli Liguri, essendo prodotto DOP”, e rilanciato la palla alla Regione: “Siamo stufi di assistere impotenti mentre un’altra parte importante della nostra filiera corta sta per ricevere un altro colpo di grazia da una grande distribuzione aliena e cinica. La Regione intervenga immediatamente con atti politici forti e decisi, senza le solite inutili dichiarazioni di facciata a mezzo stampa tipiche dell’attuale Presidente”.

L’assessore ligure all’Agricoltura, Stefano Mai, ha invitato i liguri a “comprare latte crudo prodotto in Liguria e venduto nei distributori”, in attesa del tavolo con le cooperative liguri in programma questa settimana. Qui l’elenco dei 18 distributori nel genovese.

Intanto però sui social la protesta è serrata: la pagina Facebook di Parmalat è stata presa d’assalto. “Mai più prodotti Parmalat…….vergogna…..”. “Non berrò più una goccia di latte con il vostro marchio. Verificherò persino il latte che usano nei bar dove vado a far colazione. Ora vi prendiamo noi per il collo, vediamo chi la vince, eh?”, si firma Luca, “genitore con figli”.

“Il mio augurio x voi di fallire in tempo zero! l’Italia è in crisi ed offre un sacco di risorse e voi comprate in cina…..fate schifo! mi spiace solo x i vostri dipendenti”, scrive Anna. Fabio: “Grazie per il boicottaggio del latte ligure. Da parte mia e dei miei conoscenti mai più prodotti Parmalat”. “bene….. il vostro latte ed i vostri prodotti…beveteli voi ed i cinesi. Noi…non compreremo più niente marchiato parmalat”, dice ancora Giuliana.

Da Parmalat silenzio. Nessuna risposta alle decine e decine di domande e richieste di spiegazioni piovute sui social. “L’ufficio stampa dovrebbe dare spiegazioni in merito a quanto stiamo leggendo nelle ultime ore”, scrive un utente.
L’ultimo post dell’azienda, pubblicato alle 9 di ieri, invita invece a “giocare ogni giorno, puoi vincere una fornitura di latte Parmalat per tutta la tua famiglia”. Immediata la contro risposta degli utenti. Fra loro anche gli ex dipendenti della Centrale del latte di Fegino, chiusa tra le polemiche e non senza strascichi.

“Pare che Parmalat risponda entro un ora ai quesiti dei consumatori – scrive negli ultimi minuti Salvatore- ma dal momento che non ho visto un post che sia uno con un commento ufficiale, pare sia rimasta senza parole, perché le ha usate tutte per affogare gli allevatori nel proprio latte, ma io direi che oltre alle parole nei prossimi giorni mancheranno anche i clienti”.

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