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A Tursi la Commissione su Iplom, i cittadini: “non sappiamo dove passano i tubi”

Genova. “Non dimenticate Fegino”. È’ stato questo l’allarme lanciato nel corso della commissione del consiglio comunale sull’incidente Iplom, dal presidente del municipio Jole Murruni, che ha fatto il punto sulla situazione di un quartiere al centro di troppe servitù industriali. Murruni ha preso la parola dopo che  gli enti e l’azienda avevano disegnato il quadro attuale della situazione ricordando come, anche da punto di vista della visibilità, il quartiere sia passato sotto traccia.

“Negli ultimi giorni si è pensato molto all’inquinamento marino, c’è stato un forte allarme – ha spiegato – ma non bisogna dimenticare i cittadini i che vivono sul territorio. C’è stato un intervento immediato, e di questo ringraziamo tutti, ma questo è un quartiere molto difficile che paga tantissime servitù industriali, da Scarpino ai problemi del traffico, fino alle infrastrutture nuove come il terzo valico. In questo si inserisce Iplom, che ha una presenza forte. Qualche problema si era verificato nel passato, con miasmi che avevano preoccupato gli abitanti ma l’incidente di Fegino ha fatto emergere le paure già espresse”.

commissione su Iplom

Paure emerse, ovviamente, anche attraverso la testimonianza dei rappresentanti dei cittadini di Fegino. Antonella Marras ha definito l’incidente del 17 aprile “l’atto finale, una cosa che non doveva capitare e che era una paura che avevamo”. I rappresentanti del territorio, quindi, chiedono “la bonifica dell’area, ma anche le centraline fisse per monitorare i miasmi e una pianificazione che vada verso una delocalizzazione di un deposito che è completamente incompatibile. Ogni operazione che faranno – ha spiegato Marras – non ridurrà del tutto i problemi e noi non vogliano più avere questi problemi”.

Più duro ancora l’intervento di Stefano Rivolta, altro rappresentante dei comitati che ha denunciato come “Dall’incidente di Sestri Ponente, di 5 anni fa, non è stato fatto niente, non c’è una mappatura, la gente non sa se sotto la propria cantina passano i tubi dell’oleodotto. Alcuni giornali parlano di venti punti critici e vorremmo vedere sul sito della protezione civile che cosa bisogna fare se mi scoppia un tubo sotto casa”.