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Jolly Nero, indagati gli ispettori del Rina per le certificazioni rilasciate nonostante gli incidenti

Dalle carte emerge anche un altro aspetto: report sulle avarie ai motori solo 'formali', non vennero prese le dovute contromisure

Genova. Un nuovo filone di indagine per il tragico crollo della Torre piloti del porto di Genova, abbattuta il 7 maggio 2013 dalla Jolly Nero, che ha causato nove vittime., Oltre al processo ormai a dibattimento che vede 5 persone indagate per omicidio colposo plurimo, crollo colposo e attentanti alla sicurezza dei trasporti, e al secondo filone quello che vede due indagati per la costruzione della Torre, ora arriva l’inchiesta ter, coordinata dal sostituto procuratore Walter Cotugno.

Un’ inchiesta in itinere fanno sapere dalla Procura, con un numero di indagati ad oggi non ancora numericamente definito, ma che sono tutti ispettori del Rina, l’ente che la società Messina pagava annualmente, come prevede la normativa, per verificare che le navi fossero a posto.

In pratica la Procura, analizzando le carte e i report prodotti dalla stessa società Messina e relativi agli incidenti occorsi alle navi della sua flotta, ha scoperto due cose. Uno: in caso di avarie ai motori i report definiti dalla normativa erano compilati in modo semplificato perché dover mettere mano ai pezzi di motori non funzionanti a dovere in caso di ripartenza era evidentemente troppo costoso (per questo il responsabile della sicurezza dei Messina, GianPaolo Olmetti è indagato per omicidio e disastro in concorso).

Due: nonostante i report sugli incidenti ci fossero (la Procura sta analizzando circa 70 eventi in dieci anni) per gli ispettori del Rina andava sempre e comunque tutto bene. Per questo alcuni ‘verificatori’ del Registro navale italiano sono oggi indagati per falso. Perché – si domanda la Procura – non vennero fatti in diversi casi controlli più approfonditi su diverse navi (non solo la Jolly Nero, ma anche la Amaranto, la Marrone, la Platino) che avevano avuto avarie rispetto alla ripartenza dei motori?

Domanda per rispondere alla quale si è resa indispensabile l’iscrizione nel registro degli indagati. A monte di tutto ciò la normativa italiana, che prevede che il ‘controllato’, in questo caso la società Messina, scelga e paghi di tasca propria il ‘controllore’ (Il Rina è uno dei quattro enti certificatori in Italia, ma si può scegliere di andare anche all’estero). Insomma un libero mercato che consente di scegliere chi deve stabilire se la propria flotta è in regola oppure no. Sulle conseguenza di questo sistema ora la Procura di Genova vuole fare chiarezza.