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Ostruzionismo, proteste e maggioranza in crisi: domani le partecipate a Tursi, a rischio rinvio

Genova. Non sarà il bilancio “lacrime e sangue”, ma la contestatissima delibera sulle partecipate a mettere la giunta Doria, e la sua maggioranza, sulla graticola. Il consiglio ha tempo dalle 9.30 alla mezzanotte di domani per votare il documento, che seppur con alcune modifiche approntate dalla Lista Doria, prevede un percorso di parziale privatizzazione per le municipalizzate genovesi.

Una delibera che in molti vorrebbero rimandare a settembre, su cui incombono già 219 ordini del giorno e 55 emendamenti, ovvero l’ostruzionismo promesso dall’opposizione, le proteste dei lavoratori tenuti fuori da Palazzo Tursi per la prima volta blindato, e ultimo ma non d’importanza, la crepa sempre più evidente che percorre i banchi di maggioranza. Con un Pd isolato che vuole l’approvazione della delibera hic et nunc, il capogruppo di Sel pronto a saltare nel Gruppo Misto e ad abbandonare la maggioranza. La crisi di nervi è assicurata, complice la stanchezza di una maratona al rush cruciale.

L’obiettivo del Pd, con “una delibera che la maggioranza condivide”, è “approvarla domani. Se ci saranno dei problemi, valuteremo”, ha detto stamani il capogruppo Simone Farello commentando lo scorporo della delibera con il voto rinviato a bilancio approvato (in serata).

“Spero che il consiglio di domani sia un dibattito sul merito e non per eludere i problemi – ha sottolineato Farello – I servizi pubblici vanno garantiti, ma non è la natura della proprietà di una società che ne garantisce l’erogazione. Se le aziende pubbliche falliscono i servizi non ci sono più e cala l’occupazione. Vanno fatte le scelte per garantire servizi, occupazione e permettere gli investimenti”.

Ma è stato il tentativo Pd di forzare la mano durante la tesissima riunione di maggioranza di questo pomeriggio a dar fuoco alle ceneri: i democratici hanno provato a far rientrare la delibera nella votazione odierna, riallegandola al bilancio, ma hanno trovato il niet del sindaco. A quel punto il capogruppo Sel Gian Piero Pastorino è rientrato in Aula Rossa ma tra i banchi del Gruppo Misto e non più vicino a Leonardo Chessa (Sel) che invece voterà la delibera insieme a Pd e Lista Doria. Lista Doria che, pur avendo modificato i termini della delibera, ammorbidendone alcune parti (soprattutto grazie ad avverbi ed espressioni come “si valuti” “eventualmente” a proposito dell’ingresso di privati in Amiu o “eventuale cessione di quote proprietarie parlando di Aster), non fa troppi salti di gioia. I mal di pancia all’interno restano, nella parte “femminile” in primis, non tanto sulla delibera in sé, ma sulla maggioranza in sé.
Tra l’altro la consigliera doriana Nicolella sarà assente, come aveva già annunciato, per motivi di lavoro.

L’opposizione si gode la scena e preannuncia battaglia. Il M5S difenderà con il “costruzionismo” il suo no alla delibera “contro la volontà netta del Pd” e “la cosmesi della altra maggioranza”, in difesa dei beni comuni. Mentre il Pdl “per quanto favorevole alla privatizzazione di certe partecipate”, chiede al sindaco “di rivedere la pratica con l’audizione delle parti sociali”. “La città è insorta – commenta Lilli Lauro che ha avuto il testo della delibera in serata – un rinvio a settembre è doveroso e di buon senso. Oltre tutto si tratta di una pratica all’acqua di rose, senza neppure i nomi delle partecipate, servita solo come merce di scambio per il voto del Pd al bilancio. Non sappiamo cosa succederà domani, ma bisogna pensare alla città, prepararla a dovere e trovare un giusto accordo per salvare lavoro e aziende”.

La lista Musso (3 consiglieri) annuncia una serie di emendamenti per rendere la delibera più stringente in termini di privatizzazione, ma potrebbe pronunciarsi comunque a favore in caso di voto.

Contraria invece al percorso di parziale privatizzazione la FdS. “E’ un inizio di apertura ai privati – spiega Antonio Bruno – per alcune partecipate come Fiera si può anche immaginare l’entrata di soci privati, ma per altre come trasporti, rifiuti e manutenzione, le mani devono rimanere completamente pubbliche, senza profitti e quotazione in borsa”.

In trincea anche la rete di associazioni del territorio, dal comitato Acqua Bene Comune, al movimento No Tav Terzo Valico Valpolcevera e No Gronda, dai Cobas a Medicina Democratica: “Le miserevoli attenuazioni subite da quel testo non ne cambiano per nulla la sostanza e l’operatività – scrivono oggi in una nota – I motivi per ritirare la delibera, e altrimenti per non votarla, restano intatti”.

Favorevoli al ritiro della delibera anche i sindacati Cgil-Cisl-Uil la cui volontà è “avviare con il Comune un tavolo di vera trattativa. In mancanza di risposte coerenti a quanto richiesto, oltre ai presidi in Consiglio Comunale, si attiverà una manifestazione in Prefettura con l’avvio delle procedure di raffreddamento previste dalla Legge 146 sul diritto di sciopero e quindi azioni di lotta nel mese di settembre come già annunciato nel comunicato confederale del 26 luglio 2013”.