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Coppie di fatto: se il comune di Mele è più avanti di Roma

Genova. Cinque giorni fa il Parlamento italiano ha affossato il provvedimento di contrasto all’omofobia proposta dalla deputata Pd Paola Concia. Ne avevamo subito parlato con Alberto Villa, Presidente assemblea provinciale del Pd e ex-portavoce del Comitato Genova Pride 2009, che si era mostrato deluso. Avvilito. “La cosa più triste e preoccupante è che neanche si discute delle cose riguardanti gli omosessuali”, ci aveva detto “Il Parlamento italiano è connivente con quelle persone che usano violenza contro gay, lesbiche e transuessuali”.

“Questi vizi di costituzionalità sono solo dei pretesti- aveva aggiunto – oggi vedo pochi spiragli, siamo di fatto fuori dall’Europa, ma anche fuori dal mondo”.

A questo punto è lecito chiedersi cosa possa fare Genova. “Esiste una proposta in Consiglio comunale, un’istituzione del registro delle coppie di fatto che non è ancora andato in discussione perché di fatto lacererebbe il Consiglio comunale – ci dice ancora Villa – abbiamo da una parte tutte le destre contrarie e poi dall’altra anche a sinistra abbiamo chi non farebbe passare questo tipo di legge”.

Partendo da Roma, dunque, che parole di Villa “manco considera l’omosessualità”, passando da Genova, che sarebbe lacerata da una discussione sull’approvazione del registro delle unioni civili, per arrivare a Mele, comune del ponente genovese, di meno di 3 mila abitanti, che copre le spalle a Voltri e si apre sul Turchino. In questo comune, come ci dice la sindaco (nella politica genovese si continua a parlare al femminile) Benedetta Clio Ferrando “Il registro sull’unioni civili – che riguarda dunque anche le coppie di fatto, proprio perché il registro non fa distinzioni di genere – è stato votato all’unanimità, maggioranza e minoranza assieme”.

La sindaco, con una fermezza tutt’altro che rassegnata, ci fa esplicitamente notare che questo registro vuole proprio supplire a una mancanza legislativa che copra tutto il territorio nazionale.

Certo i piccoli comuni e i territori non possono colmare le lacune della legge corrente, ma  dal punto di vista simbolico sembrano mostrare come il tessuto sociale locale sia molto più avanti di quanto si mostrino le istituzioni nazionali.